O il materasso, o il social lending
Mettere i soldi sotto il materasso non è una scelta logica né tantomeno redditizia. In questo momento di grave incertezza economica e di sfiducia nel sistema bancario, però, è possibile investire i propri risparmi? Il social lending rivendica un ruolo
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Per analizzare meglio il fenomeno ci siamo affidati a Zopa Italia, uno dei gruppi più influenti del settore. Perchè è proprio da Zopa che, nel momento in cui le borse di tutto il mondo gettavano nello sconforto gli azionisti, giungeva il primo moto di ribellione. Ed è anche da Zopa che è partito il Financial Times per porre medesimo interrogativo solo pochi giorni or sono (articolo disponibile previa registrazione gratuita). Partiamo da un post, che Zopa ha portato sul proprio blog nelle ore in cui il piano di Bush veniva respinto, per spiegare in soldoni quale sia il vizio di fondo nel sistema bancario odierno.
«Proviamo a seguire una coppia (Paolo&Francesca) che chiede un mutuo per comprare casa: si rivolge a un ufficio di mediatori creditizi che percepisce una commissione, il mediatore si rivolge a una banca1 che applica un margine (spread) sui soldi che magari non sono suoi e le vengono prestati da un’altra banca2, altro margine. La banca1 poi vuole prestare di più (le banche sono obbligate a mantenere una riserva del 6-8% degli impieghi) ed elimina questo impiego cartolarizzando il credito. In sostanza lo passa ad un’altra società del gruppo della banca1 (società veicolo), che lo salda trattenendosi una quota per l’operazione. Poi c’è un altro passaggio che coinvolge le famose banche d’affari , che aggiungono delle assicurazioni, rating (e sono altre 3 commissioni) e piazzano sul mercato agli investitori istituzionali dei bei titoli con nomi strani tipo ABS, CDO e un rating attaccato… e qui inizia il bello. Questi titoli poi vengono comprati, venduti, affittati, rifrullati e sparpagliati, ad ogni giro ci sono ricche commissioni per tutti ma alla fine dove finiscono? Finiscono in mano in maniera diretta o indiretta proprio nelle mani dei consumatori, inseriti in un fondo d’investimento, in obbligazioni bancarie, in un fondo pensionistico negoziale o non, in un’assicurazione vita index-linked o altro, neanche a dirlo con altre commissioni per il collocamento e per la gestione. [...] Nella mia storia ci sono circa 10 passaggi intermedi con commissioni, ma possono essercene fino a 20. Paradossale sarebbe poi scoprire che magari i genitori o gli zii di Paolo&Francesca hanno comprato titoli che indirettamente includono i debiti dei propri figli o nipoti (dopo 10 passaggi).».
Amen. Quel che è fatto, è fatto. Zopa però vede un grande vantaggio nell’idea del social lending: quello di «semplificare questo guazzabuglio». Dunque il social lending è davvero una strada credibile e percorribile? Abbiamo stuzzicato a questo proposito Carlo Vitali, Marketing Manager di Zopa.it.
Il social lending è sicuro? In che misura il capitale è garantito?
Nel social lending di Zopa.it si applicano diversi meccanismi di protezione del capitale investito: primo di tutti il denaro viene prestato ad almeno 50 diversi Richiedenti (si rischia quindi solo il 2% del capitale nel caso di un Richiedente insolvente); il sistema di selezione dei Richiedenti è stretto e non ammette persone con cattiva storia creditizia, più della metà delle richieste vengono scartate; al rendimento desiderato dal Prestatore viene aggiunto un cuscinetto di protezione, basato sulle nostre previsioni di possibili insolvenze, che salvaguarda il rendimento, non solo il capitale; per non dire poi che è intrinseco nel social lending il fatto che una persona si senta molto coinvolta a restituire i soldi ad altre persone che gli hanno consentito di sviluppare un progetto o coprire una esigenza momentanea. Nei fatti il rischio di avere perdite di capitale è del tutto remoto, non escludiamo però in futuro di introdurre delle forme di garanzia, ma più per una tranquillità psicologica che per una necessità reale.



