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Chi traccia cellulari traccia uomini

Un nuovo sistema di comunicazione con i telefoni cellulari promette di riuscire a tracciarne gli spostamenti (quindi quelli dei proprietari) in maniera totalmente anonima senza passare per il traffico GSM. Viene sfruttato il meccanismo degli indirizzi IP

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L’idea non è nuova ma di certo la tecnologia dietro può rivelarsi vincente. Si tratta del concetto per il quale ognuno possiede un telefono cellulare e lo tiene sempre con sè, dunque tracciando i telefoni si possono tracciare e studiare i movimenti delle persone in una città come in un centro commerciale.

I problemi sono la privacy e l’accuratezza. E se due anni fa il progetto Real-Time-Rome del MIT aveva richiesto un trattamento particolare dei dati che coinvolgesse necessariamente i carrier di telefonia, ora la società Path Intelligence ha messo a punto una tecnologia che riesce a rilevare i movimenti di un telefono cellulare in maniera anonima e accurata.

Il modello è quello del funzionamento degli indirizzi IP in rete: ad ogni telefono cellulare che entra nella zona monitorata il sistema associa in automatico un TMSI (temporary mobile subscriber identity). È il telefono stesso a comunicare periodicamente il proprio numero al sistema e, a seconda di quale stazione delle molte installate nell’area lo riceve, si procede ad identificare di conseguenza la posizione. Dunque non si passa attraverso la rete GSM, cosa che rende il tutto assolutamente anonimo (in aggiunta anche lo stesso TMSI è criptato).

Uno dei primi esperimenti effettuati in un centro commerciale in Gran Bretagna è stato mirato a stabilire un legame tra percorsi, permanenza dei consumatori e propensione all’acquisto. Il risultato è stato abbastanza scontato: più un consumatore rimane nel punto vendita più spende. Ma significativo è stata l’accuratezza cui si è arrivati alla risposta: per ogni aumento dell’1% del tempo passato in un negozio, gli acquisti aumentano dell’1,3%.

Simili tecnologie sono state negli ultimi tempi il pallino di società come Nokia, Nike, Mozilla e Apple, sistemi di localizzazione non invasivi che consentano di rilevare la posizione dell’utente in modo da non lederne la privacy ma di arricchirne le potenzialità.

Le applicazioni di certo non si fermano all’esempio del centro commerciale e la stessa Path Intelligence è coinvolta in molte ricerche, come ad esempio una indirizzata ai campi profughi dove è difficile organizzare la logistica e la localizzazione dei servizi in modo ottimale. Non solo: studiando i percorsi delle persone tramite i device elettronici che portano appresso si possono anche progettare meglio grandi agglomerati come le stazioni o gli aeroporti.

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