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L’altro faccia del P2P: potenza computazionale per il progresso scientifico

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Ogni giorno sul nostro blog potete trovare notizie sull’ultima vicenda che vede protagoniste le solite major e i soliti tracker. E così ecco che quasi il P2P viene inquadrato come un problema, come una spina nel fianco per gli artisti, come l’incubo delle major e la bandiera dei pirati.

Ho deciso quindi di scrivere questo articolo, per far vedere come sia potente e utile questa tecnologia di cui tanto si parla a sproposito, che viene additata come causa di gravi problemi per la società e associata con il filesharing.

Accennammo a questo fatto già in un precedente articolo, adesso cerchiamo di scavare più in profondità.

Premettiamo il fatto che in una rete tra pari ognuno concorre per il bene comune, il quale può essere tradotto in elevata potenza computazionale, grazie alle risorse messe a disposizione da ognuno dei computer appartenenti appunto al network.

Vediamo quindi alcuni dei progetti che sfruttano il P2P per il progresso scientifico e tecnologico.

  • Seti@home è un esperimento che consiste nell’elaborare segnali provenienti dallo spazio per cercare di individuare possibili forme di intelligenza extra-terrestre. Ebbene per poter realizzare una cosa del genere occorrerebbe un computer di potenza elevatissima, molto maggiore di quella dei più potenti in commercio, ma grazie alla collaborazione, ecco che questa potenza riesce ad essere raggiunta: l’unione fa la forza;
  • Folding@home invece, utilizza la potenza raggiunta dal calcolo distribuito per uno scopo ancora più nobile: cercare di capire come si avvolgono e aggregano le proteine e comprendere come curare gravi malattie, tra cui il morbo di Parkinson o quello di Alzheimer;
  • FightsAids@home, progetto in cui la potenza di calcolo dei PC appartenenti alla rete viene sfruttata per combattere una delle malattie più difficili da curare e che, soprattutto nei paesi del terzo mondo, miete molte vittime. FightsAids@home fa parte del progetto World Community Grid, rete di calcolo distribuito realizzata dalla IBM, la quale contiene anche altri progetti.

Spero con questo articolo di avervi fatto davvero capire che il peer to peer non è un male per la società, non è solo file-sharing di materiale protetto da diritto d’autore ma è soprattutto questo, è essenzialmente collaborazione, unione, aiuto vicendevole per raggiungere obiettivi che prima erano solo un’utopia.

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