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Anche Facebook vuole la musica

Dopo l'arrivo dell'ottimo MySpace Music ora anche il social network che ha soffiato a Rupert Murdoch la corona di numero uno desidera accordarsi con qualche compagnia che sviluppi un'applicazione musicale per i profili dei suoi utenti

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Anche Facebook avrà il suo servizio di distribuzione musicale. Dopo l’arrivo di MySpace Music sembra che anche il social network di Mark Zuckerberg non voglia rimanere indietro. Un portavoce avrebbe infatti dichiarato che «la condivisione musicale è parte della mission del sito» e che il gruppo è «in trattativa con possibili partner».

Sono servizi di streaming musicale come iMeem, Rhapsody o iLike i più probabili incaricati per portare la musica dentro il gigantesco raccoglitore e gestore di utenti. Tali siti, in virtù della loro già lunga partecipazione in Facebook, sarebbero in prima linea. I precedenti, però, non sembrano far sperare bene. Già in passato infatti Zuckerberg ha lasciato che applicazioni di terze parti consentissero la riproduzione musicale su Facebook e la cosa non è piaciuta alle etichette, che nel tempo hanno anche ipotizzato situazioni di «infrazione di massa» mai giunte però ad uno scontro legale.

Proprio con le etichette, però, sono ora partite le trattative su come orchestrare un servizio sul quale solo un dato è certo: non sarà come quello di MySpace. E la ragione maggiore è nel fatto che Facebook non sarebbe minimamente interessato a mettere a punto una piattaforma proprietaria, mentre preferirebbe piuttosto ospitare un servizio di streaming pagato dalla pubblicità.

La differenza tra MySpace e Facebook infatti è proprio nel fatto che la direzione del social network nato nelle università non ha mai messo mano alle applicazioni e ai servizi più di tanto, lasciando alla natura open source della sua piattaforma il compito di generare un circolo virtuoso. MySpace invece ha sempre tenuto un sistema di rigido controllo e negli anni ha sviluppato una spiccata propensione ad attrarre le community dei musicisti. Logico, dunque, fare il grande passo verso un sistema di distribuzione proprietario.

Ad ogni modo il New York Post, fonte che per prima ha riportato la notizia, ci tiene a specificare che non c’è nulla di stabilito e per il livello a cui sono arrivate le discussioni potrebbe anche risolversi tutto con un nulla di fatto.