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L’open source non è un business sostenibile

Sebbene l'impronta l'open source continui a diffondersi a macchia d'olio, sono ben poche le aziende in cui rappresenti un business auto-sostenibile. Nella maggior parte dei casi non resta che affiancarle la scelta open source a soluzioni proprietarie

Uno studio indipendente ha messo sotto la lente di ingrandimento le strategie di mercato di 114 aziende più o meno coinvolte in meccaniche open source e ha portato alla luce che l’open source da solo non rappresenta un modello di business sostenibile, una situazione che non farà contenti i fan più accaniti del software a codice aperto.

La ricerca, condotta dalla compagnia di analisi The 451 Group, ha coinvolto sia aziende strettamente legate al software open source, come Red Hat e Alfresco, sia società per cui l’open source non è uno dei settori primari, come IBM e Oracle. Lo studio ha rilevato che nella maggior parte dei casi l’open source è commercializzato attraverso gli stessi solitamente utilizzati per il software proprietario.

Sono molti i casi in cui un’azienda vende direttamente le licenze del proprio software (basti pensare al caso di Red Hat con il suo Enterprise Linux). Inoltre circa il 50% delle aziende esaminate sviluppano software proprietario da offrire come valore aggiunto alla base open source, di cui ne rappresenta un completamento. Tale percentuale scende al 40% se nel calcolo si considerano solo aziende che hanno nell’open source la loro principale vocazione.

Lo studio sfalda anche alcuni miti del mercato del codice aperto. Il principale riguarda il business del supporto a pagamento: sebbene quasi il 70% delle aziende offra dei servizi di supporto commerciale per le proprie soluzioni open source, gli incassi registrati sotto questa voce non vanno oltre l’8% del fatturato totale. La maggior parte del reddito arriva infatti attraverso la vendita diretta di soluzioni e prodotti tramite personale direttamente in contatto con le società clienti.

Tre sono le principali conclusioni a cui è giunta l’indagine:

  • l’open source non è un modello di business ma piuttosto una tattica e non rappresenta un settore del mercato a sé stante;
  • una volta scelta la strada dell’open source non c’è modo di tornare indietro, banalmente perché è molto difficile nascondere il codice sorgente dopo averlo reso pubblico;
  • solo una minima parte degli incassi non coinvolge in qualche modo anche servizi e software proprietario.

L’analisi mostra comunque che il mercato dell’open source sia tutt’altro che semplice. Considerando le strategie di vendita, le principali fonti di incasso e i diversi modelli di licenza utilizzati dalle aziende, si arriva a ben 80 combinazioni differenti. Una situazione ulteriormente complicata dalla sfumatura sempre più sottile che esiste tra software proprietario e open source, grazie alla crescente integrazione tra i prodotti delle due filosofie e al sempre maggiore inglobamento di software open source all’interno di soluzioni proprietarie.

Se vuoi aggiornamenti su L’open source non è un business sostenibile inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • dovella

    Le cose stanno piu o meno cosi

    Compri la Fiat 500 e la paghi 16 mila euro oppure
    Ti regaliamo la Fiat 500 e per 3 anni ci paghi un assistenza annuale di 5250 ?

  • Marco GRAZIA
  • mauy

    …l’oPen source sarà il futuro, le grandi aziende devono solo imParare a gestirlo.

  • Matteo

    Non so se le considerazioni finali sono dell’autore dell’articolo o dell’accurato studio svolto, ma vi sfugge un piccolissimo particolare (non trascurabile):
    OpenSource non vuol dire gratuito! OpenSource vuole dire CodiceAperto. E in tale parola non traspare la gratuità del prodotto.
    Che poi SOLITAMENTE i prodotti opensource siano gratuiti, è un altro discorso.
    E non ditemi “tanto basta compilare i sorgenti”… ok, sei libero di farlo…
    Ma io sono libero di scaricare da emule (o masterizzare da un amico) una copia di software closed sorce. Microsoft è forse il venditore più grande di software… ora, ditemi quanti hanno l’xp originale! Forse solo le aziende (a parte le versioni oem preinstallate) Stessa cosa per gli antivirus (per fare esempi): quanti li compra regolarmente?!

  • reef

    Le cose stanno piu o meno cosi

    Da che mondo e mondo compri la Fiat 500 e la paghi 16 mila euro e in più per 3 anni ci paghi un assistenza annuale di 5250 (non ho mai visto nessuno fare assistenza gratis)
    oppure
    Ti regaliamo la Fiat 500 e per 3 anni ci paghi un assistenza annuale di 5250

  • Paolo Dodet

    In reef veritas! :)

  • http://WWW.MYSQL.COM Massimo

    Matteo ha assolutamente ragione. L;’autore dell’articolo dimostra che l’ignoranza che circonda il mondo open source e’ spaventosa. OPEN SOURCE e’ codice aperto, non software gratuito. FREE viene da FREEDOM non da gratis.

    Ormai siamo nel 2008 e se ancora dobbiamo leggere articoli di questo tipo siamo proprio messi male…

    Webnews, licenzia il giornalista!!

  • http://www.webnews.it/ Michele Costantino Soccio

    Caro Massimo,
    sono il redattore dell’articolo. Sono pienamente consapevole delle differenze tra gratis, libero e open source (ci sono differenze più che sostanziali anche tra questi due). L’articolo, scendendo nel caso particolare, non riporta la mia opinione ma semplicemente quanto emerso dall’indagine e quanto dedotto dai redattori dell’indagine stessa. Mi sono limitato a raccontare una notizia. Nulla di più.
    Scendendo ancora più nel particolare, la mia posizione è decisamente a favore del FLOSS. Tuttavia quanto vuole valere l’opinione di un “giornalista” in odor di licenziamento?