La filiera è compatta sul modello francese
Il Festival del Film di Roma è l'occasione per raccogliere attorno ad un tavolo "braccia" e "testa" della filiera distributiva dei contenuti digitali. Le parti sono però ancora su versanti lontani: chi auspica la repressione e chi cerca nuovi modelli
Al contrario Chiariglione, Quintarelli, Pierluigi Del Pino (Microsoft), Juan Carlos De Martin (NEXTA), Elio Molteni (AIPSI) e Gigi Tagliapietra (CLUSIT) hanno avuto modo di spiegare come la rete offra nuove possiblità e renda necessaria una continua rivoluzione dei modelli di business e dei ruoli. Di come molte delle proposte fatte dai primi («filtrare internet», «controllare e bloccare tutti i dati scambiati») siano eresie tecnologiche e potrebbero avere effetti opposti a quelli desiderati. «Ogni volta che si pensa ad una legge per internet se va bene è inefficace, sennò accade l’opposto del desiderato perchè internet non è uno spazio lineare ma multidimensionale» ha riassunto Tagliapietra.
Purtroppo però ad ascoltare queste tesi non erano rimasti gli esponenti più importanti della filiera, le persone da convincere, le “braccia”, coloro i quali dovrebbero fare la differenza. Sono rimaste, invece, solamente le “teste” che studiano, osservano, capiscono e cercano ogni tanto (con piccole compagnie) di fare la differenza.
Le “braccia” hanno sostenuto il modello francese, hanno proposto la criminalizzazione dei singoli privati, hanno sponsorizzato controlli impossibili, ma non hanno risposto alle domande poste sulle realtà come Hulu o MySpace Music che sembrano soddisfare tutti. È sembrato che non ne se ne avesse appropriata conoscenza, è stata svciata la domanda e si è affermato semplicisticamente che trattasi di cose americane. Quando si è affermato che ne potrebbero esistere anche in Italia, la risposta è stata un secco «No» e con qualche insistenza si è strappato un possibilista «e allora ci va bene».
- L’intervento di Luca Barbareschi
- L’intervento di Enzo Mazza
- L’intervento di Stefano Quintarelli
- L’intervento di Guido Scorza
L’unica fortuna è che in tutto questo subbuglio la rete si autoregolamenta: il consumo di contenuti e quindi l’interesse nei loro confronti è in ascesa e nascono continuamente nuove realtà legali la cui offerta e la cui convenienza è tale da fare concorrenza alla pirateria (come nel 2003 cominciò a fare Steve Jobs, uno che fino a quel punto aveva respirato esclusivamente cultura tecnologica e programmazione). Il mercato e le tecnologie sono più avanti del sistema legale e l’impressione è che il comparto che gestisce e cura i diritti d’autore sia anni luce indietro anche rispetto alla già antiquata legislazione odierna.
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