L’Italia è malata di tecnofobia
Una recente inchiesta del Guardian ha messo in evidenza la scarsa diffusione di Internet nel nostro Paese. Gli italiani passano mediamente due sole ore online la settimana, e preferiscono di gran lunga il telefono cellulare per comunicare
Deviato probabilmente da una visione un poco stereotipata del “made in Italy” e dalle opportunità offerte dalla bellezza dei paesaggi e dal buon cibo nostrani, il Guardian descrive un Bel Paese che si muove con meno tecnologie e più lentamente rispetto agli altri stati europei, ma comunque in grado di mantenere la rotta e raggiungere un grado sufficiente di efficienza. Il vero tallone d’Achille rimane, per chi ci vede da lontano, una burocrazia pletorica e sostanzialmente refrattaria alle nuove tecnologie e alle opportunità offerte dalla Rete, che potrebbero migliorarne prestazioni e puntualità.
Il giudizio diviene, invece, fortemente negativo sull’attuale diffusione della banda larga nel nostro Paese e sui prezzi, imposti agli utenti dalle compagnie telefoniche, per la connettività. Un vero e proprio fardello, che fa ancora della Rete un prodotto per pochi e non uno strumento di massa accessibile anche dai meno abbienti. Infine, lo scetticismo investe anche il nostro esecutivo: «Il nuovo governo dell’Italia di Berlusconi probabilmente non sarà di aiuto. Le ultime elezioni sono state incentrate sulle misure per fermare la globalizzazione, attuare misure protezionistiche e una chiusura su sé stessa dell’Italia, spesso con critiche verso il mercato libero e l’apertura verso i mercati internazionali – elementi in cui Internet riveste un ruolo fondamentale.
Molti di coloro che non concordano con queste politiche hanno deciso di abbandonare la nazione, lasciando decidere al Bel Paese se sia davvero preferibile vivere nel passato, senza fretta e felicimente senza connessione».
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