Blog, né ammazzati né salvati?
Roberto Cassinelli ha avanzato una controproposta che, contrariamente alla cosiddetta "ammazza blog", intende salvaguardare il diritto di espressione online senza autorizzazione istituzionale. La proposta di legge però non appare rivoluzionaria
I requisiti che propone il testo Cassinelli per creare una discriminante sulla realtà online sono vari. Uno, fondamentale: «il sito deve avere quale scopo la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica». Quindi, una serie di spunti «ricorrente uno dei quali fa scattare l’obbligo di iscrizione in tribunale ».
- «il gestore o gli autori delle pagine sono riconducibili a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, o sono legati ad una di esse da vincoli professionali»;
- «il gestore o gli autori delle pagine ne traggono profitto»;
- «le pagine hanno titolo riconducibile a testate per le quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47»;
- «l’intestazione delle pagine riporta diciture che le rendano analoghe o simili a prodotti editoriali sviluppati su supporto cartaceo per i quali si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, (“quotidiano”, “periodico”, “settimanale”, “mensile”, “rivista”, “giornale” ed altre diciture che, nel linguaggio comune, abbiano simile significato»;
- «il gestore o gli autori delle pagine sono iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti»;
- «il gestore o gli autori delle pagine percepiscono compensi periodici o saltuari per la propria attività di gestione o redazione delle stesse»;
- «il gestore o gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque percepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime»;
Secondo quanto indicato nel progetto di legge Cassinelli, sarebbero esclusi a priori dalla registrazione «i blog; i siti che recano notizie circa l’attività di società, associazioni, circoli, fondazioni o partiti politici; i siti che recano notizie circa l’attività di istituzioni, enti e persone che ricoprono cariche pubbliche; i cosiddetti “feed aggregator”, ovvero quelle pagine che raccolgono automaticamente notizie da altri siti sulla base di determinate parole chiave; i forum tematici di discussione; le comunità virtuali (cosiddetti “social network” o “community”)». Ciò nonostante le discriminanti proposte non sembrano soddisfare in toto l’esigenza analitica sul settore, aggiungendo semmai ulteriori problematiche a quanto già stralciato da Levi.
L’intento è spiegato a ruota: «far sì che coloro i quali sfruttano la rete internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i “blog”, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle
leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici». Un indirizzo email è stato messo a punto per cercare online una collaborazione attiva sul tema. La rete, così come si è mossa in massa contro il testo firmato da Levi, è ora chiamata in causa per analizzare secondo le proprie dinamiche anche il testo Cassinelli.
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