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Il diritto d’autore ai tempi di Internet

Secondo il pensiero del guru dell'informatica Joichi Ito, il mondo degli affari dovrebbe prendere maggiormente in considerazione i modelli di sviluppo innovativi portati da Internet e rivedere la regolamentazione sul diritto d'autore

È però questa una filosofia di pensiero che si scontra fortemente con le attuali normative sul diritto d’autore, motivo per il quale alla discussione ha partecipato anche Giorgio Assumma, presidente Siae, Società Italiana Autori e Editori. Una visione, la sua, notevolmente distante da quanto espresso da Ito: secondo Assumma, Internet non dovrebbe essere visto come una sorta di paradiso, ove tutto ciò che si vede è gratis. Il problema della remunerazione degli artisti resta il punto cruciale della questione e l’ampliamento del mercato ottenuto grazie a Internet rende difficile ricondurre questo valore extra al diritto d’autore; a guadagnarci sarebbero infatti soprattutto i provider che vendono la connessione, mentre gli autori avrebbero percepito quest’anno il 30% in meno di provvigione.

A bilanciare il surreale braccio di ferro tra i due universi a confronto, Joichi Ito ha ricordato come Internet non rappresenti a tutt’oggi un modello perfettamente efficiente, pur trattandosi di una realtà che deve essere protetta e preservata. Il processo di crescita e sviluppo di Internet è lungo e pieno di ostacoli da superare, ci vorrà tempo per riuscire a svilupparne tutto il potenziale, abbattendo così le barriere del divario digitale. Ito paragona Internet al corpo umano: «ha un sistema immunitario che deve imparare a guarire dalle malattie, non c’è una pianificazione centralizzata, ci sono batteri e germi che circolano, ci si ammala e si guarisce sviluppando anticorpi, ingerendo le medicine giuste, migliorando il proprio DNA». Gli hacker rappresenterebbero i germi del sistema, pur avendo la funzione di evidenziarne problemi e limiti, come la perdita della privacy e l’attaccamento al copyright da parte delle vecchie lobby industriali, incapaci di trovare i modelli di business in grado di adattarsi al nostro periodo storico.

In ultima analisi, creare modelli di business che funzionano grazie alla condivisione, non vuol dire danneggiare necessariamente l’economia, semmai il contrario; naturalmente Internet ha i suoi limiti e i suoi difetti, ma «nessuno aspira a un modello come quello cinese, dove sì magari l’efficienza è maggiore perché non c’è discussione, ma a scapito dei diritti umani».

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  • http://www.battisti.altervista.org Gabbianone94

    Finalmente qualcuno se n’è accorto.

  • pepstx

    era ora!!!
    ma penso ci vorrà ancora del tempo perchè si attualizzi.