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Metti un pinguino sull’iPhone

Un altro muro è stato abbattuto sulla strada che porta dritti dentro l'iPhone. Questa volta a cadere è stato il sistema operativo, sostituito da una spartana versione di Linux che accede a parte delle funzionalità. E c'è già chi pensa ad Android

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Linux è ufficialmente arrivato sull’iPhone grazie al lavoro di Planetbeing, già membro del famoso DevTeam, e che in poco più di cinque mesi è riuscito ad avviare una versione spartana del sistema operativo open source sul telefonino Apple. Il sistema presentato è poco più di una proof of concept e si compone del kernel Linux 2.6 e del software Busybox, un insieme di utility di sistema Unix molto usato all’interno dei dispositivi embedded equipaggiati con Linux.

La maggior parte dell’hardware interno non è ancora accessibile e le uniche periferiche funzionanti sono il collegamento seriale USB, lo schermo (solo in framebuffer, senza touch) e alcuni componenti basilari, come il gestore degli interrupt e quello della memoria. Almeno per ora mancano all’appello il chip wireless, il suono, gli accelerometri e il chip per il collegamento alla rete cellulare. Anche l’accesso alla memoria NAND interna è limitato e non permette la scrittura.

Lo sbarco del “pinguino” sull’iPhone è stato reso possibile principalmente da un nuovo bootloader, chiamato OpeniBoot, in grado di far scegliere all’accensione del dispositivo quale sistema avviare in una tipica configurazione dual boot. Il kernel vero e proprio, unitamente agli altri file di sistema, deve essere caricato tramite il collegamento USB. Benché questo possa apparire macchinoso, Planetbeing si dice fiducioso di riuscire a rendere il procedimento più accessibile agli utenti una volta che sarà completato lo sviluppo dei driver di tutti i dispositivi interni: «Presumibilmente dopo aver sistemato i driver, il kernel Linux funzionerà senza molti altri cambiamenti, dato che è progettato per essere relativamente portabile».

Il pensiero corre immediatamente ad Android, il sistema operativo per cellulari voluto da Google e funzionante su kernel Linux, e sul blog del progetto si invitano quanti siano esperti di questo sistema a prendere contatti per un’eventuale collaborazione. Anche in quello che è considerato il manifesto del progetto non si nasconde che il fine ultimo è quello di lasciare all’utente la possibilità di scegliere quale sistema utilizzare a bordo dell’iPhone. In presenza di una pluralità di sistemi operativi «sarà più facile attrarre gli utenti per l’acquisto dell’hardware, e gli sviluppatori per sviluppare su quella piattaforma».

È da precisare che sull’iPhone 3G l’utilizzo di un kernel diverso da quello originale non porta allo sblocco delle limitazioni sull’utilizzo di schede SIM di diverso operatore (questo blocco c’è in molti paesi ma non in Italia) a causa della struttura interna dell’iPhone, che affida la gestione del baseband, ovvero della scheda Sim e della connessione alla rete cellulare, ad un sotto sistema fisicamente separato da quello che invece fa girare il sistema operativo e le applicazioni.

Istruzioni dettagliate per l’installazione di OpeniBoot, accompagnate dai codici sorgenti e dai file precompilati necessari, sono disponibili per il download gratuito. Al momento viene riportato il corretto funzionamento su iPhone 2G/3G e iPod Touch di prima generazione.

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