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I falsi DS invadono il Regno Unito

Con l'avvicinarsi della stagione natalizia l'ufficio preposto alla lotta contro la contraffazione mel Regno Unito prevede un'invasione di beni falsi acquistati in rete e potenzialmente molto pericolosi per le frequenti violazioni delle norme di sicurezza

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La Gran Bretagna sta subendo un’invasione di console Nintendo DS e DSi contraffatte: si tratta di modelli fabbricati non ufficialmente, in stabilimenti che non sono della Nintendo, e che vengono acquistati in rete a prezzi di molto inferiori rispetto a quelli soliti di mercato.

La storia è la stessa di sempre, ovvero quella di un bene molto popolare, come è il Nintendo DS, che viene contraffatto in maniera convincente (almeno a livello esteriore) e venduto con costi pari alla metà di quelli effettivi. La novità è però che secondo l’Her Majesty Revenue & Costums (ovvero chi, tra le altre cose, si occupa di combattere la contraffazione nel Regno Unito), tali console contraffatte sarebbero anche pericolose.

Non solo infatti difficilmente funzionano, ma si corre anche il rischio che prendano fuoco o che rechino altri tipi di malfunzionamenti i quali potrebbero determinare l’insorgere di incidenti domestici: così in breve si è espresso l’ufficio, il quale ha esplicitamente citato la possibilità di «seri pericoli e incidenti» che sarebbero sventabili in parte dai blocchi posti alle dogane in parte dalla campagna di informazione che è in corso.

Dall’HMRC, infatti, si fa sapere che l’unico modo sicuro per fare acquisti online è attraverso i siti affidabili e che non bisogna fidarsi delle offerte eccessivamente vantaggiose. Tutti precetti inappuntabili e verissimi che, tuttavia, non sono una novità. La contraffazione è un crimine che la rete combatte da anni (ne sa qualcosa eBay), ma l’HMRC sembra puntare in maniera pesante sui suoi pericoli solo ora, con l’ovvia partecipazione delle parti in causa come la stessa Nintendo.

Occorre anche considerare che la ribalta sui media britannici delle rimostranze e degli avvertimenti dell’ente statale arrivano a pochi giorni dall’annuncio della chiusura di ben 90 uffici e del conseguente licenziamento di 3.400 impiegati per una ristrutturazione più efficiente.