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La Web analytics e la Web analysis

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Uno dei temi che mi è piaciuto trovare al Convegno GT 2008, tenutosi a Riccione, nel ponte dell’8 dicembre, e mai abbastanza trattato, è tutto quello che gira intorno alla Web analysis.

Su questo argomento ha aperto la strada un intervento tecnico e molto di livello da parte di Tommaso Galli, che ha riproposto il concetto di “Social Media Interference” e quello di “Click Probability” esposti allo scorso IAB di Milano.

In quella sede non trovarono grande feedback da parte del pubblico. Fortunatamente la platea del convegno GT, con una base di skills tecniche molto più diffuse, ha risposto positivamente al suo speech. Se vi interessa questo tema, segnalo il gruppo su Facebook.

Tommaso ha innanzitutto sottolineato come la Web analysis comprenda sì la Web analytics, ma abbia al suo interno anche altre attività: l’analisi del contesto competitivo, lo studio del campo semantico, la reputazione online, l’analisi di mercato, la fattibilità di progetto, e l’analisi per i prospects.

Spesso queste attività vengono un po’ ignorate nei progetti di Web promotion.

Poi ha mostrato tramite un case history legato al settore del turismo, come stiano cambiando gli obiettivi di posizionamento (non più “Hotel a Roma”). E di come sia necessario cambiare impostazione di fronte alle evoluzioni dei motori di ricerca, se i nostri obiettivi sono (giustamente) le conversioni.

Interventi diversi ma sempre orientati alla Web analytics quelli di Nbriani e di Fabio di Sitovivo.

Nicola si auspica una maggior discussione sul tema della Web analytics fra i professionisti del settore e invita a utilizzare strumenti più sofisticati, rispetto a un diffuso Google Analytics, per misurare il comportamento degli utenti (lead engagment) sul sito e le conversioni.

Fabio ha parlato di Landing page analytics one to one. Ovvero, concentrandosi su siti di ecommerce, ha sottolineato la necessità di tracciare i risultati delle campagne di advertising, di attivare test A/B, di monitorare i percorsi di navigazione e le conversioni per poter infine calcolare il ROI degli investimenti. Introducendo il concetto di dispersione del carrello, ha mostrato come sia vitale seguire il comportamento del potenziale acquirente con strumenti 1 to 1.

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