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Transcodifica video on-the-fly: MySpace e RipCode

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La creazione di un sito che mette a disposizione video da visualizzare su cellulari e palmari è sempre stato un grattacapo non da poco. Ci sono diversi fattori che rendono complesso generalizzare un approccio da utilizzare nella maggior parte delle situazioni.

Si parte dal supporto multimediale del telefonino usato: i formati per memorizzare un video per mobile sono molti, e purtroppo non ce n’è uno che si è imposto sugli altri a livello di diffusione. Il quadro quindi appare frammentato, e ovviamente non tutti i device supportano tutti i formati. Per assicurare quindi la massima fruibilità dei contenuti occorrerebbe memorizzarli in diversi formati.

Aggiungiamo poi la risoluzione dello schermo del device: infatti un video 320×200 è sprecato per uno schermo 176×200, viceversa su un iPhone rischiamo di vedere un piccolo francobollo se accediamo ad un sito ottimizzato per QVGA o altri smartphone.

Altra variante da considerare riguarda la banda disponibile: inutile fornire un video ben definito ma che necessita di diversi minuti per essere caricato, con il pericolo di stufare l’utente. Oppure un video leggero, ma con una qualità scadente che magari, neanche si adatta al contenuto da mostrare.

Un approccio alla risoluzione dei problemi lo si potrebbe trovare nell’uso di un proxy, che in base alle caratteristiche rilevate del device che sta accedendo al sito (magari grazie a DeviceAtlas), transcodifica al volo il video, modificandolo per adattarlo nel migliore dei modi. Viene quindi eliminata la necessità di memorizzare i video in molti formati, risoluzioni e definizioni. Il rovescio delle medaglia risiede nella necessità di una grande potenza di calcolo per effettuare questa conversione on-the-fly, soprattutto nel caso di servizi con molti accessi contemporanei.

Fortunatamente esistono delle appliance dedicate allo scopo, come quella venduta da RipCode e usata da MySpace per distribuire anche sul mobile i propri video. Dalle caratteristiche tecniche, leggo che ogni unità è in grado di svolgere il lavoro di una batteria di 10-20 server, con un notevole risparmio in termini di manutenzione e consumo energetico.

Vedremo se in futuro, quando potenze di calcolo dei dispositivi, disponibilità di banda in mobilità e una progressiva standardizzazione del supporto multimediale, la questione verrà risolta senza ricorrere a queste soluzioni, sicuramente adatte ad una media-grande azienda, ma assolutamente impraticabili per un blogger freelance che vuole rendere disponibili i suoi video anche sul mobile, raggiungendo la più ampia platea possibile.

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