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La Cina censura il sito della BBC

Alcuni portali della media company britannica non sarebbero accessibili in Cina da alcuni giorni a causa di un nuovo giro di vite sulla censura. Il governo di Pechino rivendica il diritto di censurare quei siti non in linea con le leggi del paese

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Sembra essere finito lo stato di grazia per il Web cinese favorito dai Giochi Olimpici. A distanza di alcuni mesi dalla fine delle Olimpiadi, le maglie della censura in Cina si sarebbero nuovamente ristrette, impedendo agli utenti di accedere a numerosi siti esteri. A rivelarlo è la media company britannica BBC, i cui portali sarebbero stati bloccati dalle autorità cinesi, rendendoli così inaccessibili agli internauti della Cina.

Oltre ai siti web della BBC sarebbe stato interdetto l’accesso anche ad alcuni portali gestiti a Hong Kong e sull’isola di Taiwan. Il nuovo giro di vite del governo di Pechino su Internet giunge dopo un periodo di relativa libertà, che aveva permesso ai cittadini cinesi di accedere a numerosi portali esteri senza censure. Le Olimpiadi di agosto e il devastante terremoto in Sichuan avevano portato a una sensibile apertura verso la Rete del governo cinese che aveva fatto ben sperare per un progressivo allentamento delle maglie della censura.

Un cambiamento che ora si dimostra temporaneo e probabilmente dettato dalla necessità di rispondere alle numerose istanze del Comitato Olimpico Internazionale, che durante la vigilia dei Giochi aveva fatto pressioni per ottenere libertà di accesso alla Rete da parte dei giornalisti e delle delegazioni dell’evento olimpico. Attraverso il suo ministro degli esteri, la Cina ha da poco ribadito il proprio diritto di bloccare quei siti il cui contenuto viola le leggi cinesi. Secondo il responsabile della politica estera cinese, la censura deve essere esercitata anche contro quegli spazi sul Web che indicano la Cina e Taiwan come due paesi distinti e non come una unica identità.

A partire dai primi giorni di dicembre, la sezione cinese della BBC, il sito di Hong Kong Ming Pao News e Asiaweek hanno subito progressive limitazioni in Cina, fino al recente blocco che impedisce ai cittadini cinesi di accedere ai portali. Gli organi di informazione avrebbero violato le leggi cinesi riconoscendo a Taiwan un’autonomia mai accettata da parte della Cina. «Speriamo che i siti in questione accettino le lamentele della Cina e non agiscano più violando le leggi cinesi. Questo aiuterà a stabilire una buona cooperazione tra la Cina e i paesi in questione, così come tra la Cina e i siti web in oggetto» ha dichiarato Liu Jianchao, portavoce del ministro degli esteri.

Attraverso una vera e propria squadra di censori, il governo di Pechino monitora ogni giorno decine di migliaia di pagine Web apportando ove necessario censure o restrizioni per l’accesso ad alcuni siti. Blogger e produttori di contenuti online ricevono spesso avvertimenti da parte dei controllori quando vengono ravvisati testi o prodotti multimediali non graditi al governo cinese.

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