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Tutti contro l’ICANN

L'ICANN ha proposto di moltiplicare il numero dei Top Level Domain, passando dagli attuali 12 a circa 200/800. Sono in molti, però, ad opporsi alla proposta: problemi di sicurezza e trademark suggeriscono quantomeno di rinviare l'adozione oltre il 2009

Un secondo ostacolo fondamentale è nell’opinione della Association of National Advertisers. Secondo l’ANA la proposta è «prematura» e «controproducente»: l’allarmismo dell’associazione è rivolto soprattutto alla necessità di monitorare un crescente numero di domini per verificare che nessuno tenti abusivamente di sfruttare il trademark altrui. Se già oggi trattasi di un compito improbo, passare da 12 domini generali a qualche centinaia significa moltiplicare i costi in modo esponenziale. L’ANA ammette che qualche beneficio il nuovo sistema potrebbe apportarlo, ma i rischi sono in questo caso troppi a fronte di un numero minimo di opportunità: la richiesta, in pratica, è quella di abbandonare l’idea o quantomeno procrastinarne nel tempo l’adozione in attesa di nuove analisi e nuove valutazioni.

Melissa MacGregor, consigliere generale della Securities Industry and Financial Markets Association (SIFMA), si schiera su medesimo versante: troppi rischi, trascurabili opportunità, il bilancio lascia propendere per una bocciatura della proposta. Adobe sottoscrive: una lettera firmata dal consigliere generale Dan Poliak schiera il gruppo contro l’ICANN in tempi non sospetti, per trovarsi poi nel giro di poche settimane in buona compagnia.

Mentre la Chevron sottolinea tra gli altri i problemi di sicurezza che potrebbero disorientare l’utenza nell’analisi delle URL, altri critici si schierano contro le difformità di prezzo che potrebbero esserci tra domini differenti. Tali disparità, sia pur se evidenti e solo approssimativamente limitabili dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, non costituiscono però l’elemento cruciale nella battaglia al progetto: sicurezza e trademark sembrano invece essere gli esami più importanti che l’ICANN dovrà affrontare se intenderà imporre la propria idea di World Wide Web.

Il costo è, per contro, un elemento che l’ICANN ha sicuramente tenuto in stretta considerazione: ogni singolo dominio porterebbe nelle casse dell’associazione 185000 dollari per ogni nuovo TlD approvato, più ulteriori 75000 dollari annui per mantenere attivo il dominio. In proiezione trattasi potenzialmente di un affare da 150 milioni di dollari una tantum e 60 milioni di dollari annui nel caso in cui l’intera gamma degli 800 domini previsti andasse ad esaurimento.

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  • http://www.dmdwebstudio.com Delio

    Secondo me questa liberalizzazione non porterà nessun vantaggio. Visti i prezzi dei nuovi domini, solo le grandi aziende potranno permetterseli, quindi nessuna vera liberalizzazione. Qualcosa che costa 185.000 dollari non è certo “libera”, anzi direi piuttosto ristretta.

    Nessun vantaggio per le aziende (solo svantaggi nel dover registrare più domini, proteggersi da truffe e spendere molti soldi), nessun vantaggio per gli utenti (cosa cambia se digito google.it o ricerca.google?), nessun vantaggio in generale (non ci sarà un più ampio parco domini da registrare, dato il costo).

    L’unico vantaggio sarà per l’ICANN: qualche milione di dollari in più.

    In tempi di crisi sarà utilissimo dover spendere 185.000 dollari per registrare general.motors!

  • http://www.paolo.cc Paolo

    io ho lavorato in un provider di registrazione domini e già ora c’è parecchia confusione e molta ignoranza in materia tra l’utenza di internet.

    Questa manovra porterebbe le ire dell’inferno nel mondo dei domini… ovviamente non parlo per le multinazionali quali google e microsoft… quelle non avrebbero il minimo problema… ma tutte le più piccole realtà locali sarebbero decisamente penalizzate.

    inoltre concordo con @@@@ Delio @@@@