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Il caos conviene a qualcuno

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L’ICANN ha annunciato che a breve il web non sarà più soltanto rappresentato da una dozzina di Top Level Domain (.com, .net, .org, .biz, eccetera): i TlD saranno invece tra i 200 e gli 800, in base a quelle che saranno le proposte avanzate.

Le critiche smosse sono di varia natura, ma tutte fanno leva su un effetto dirompente che l’estensione dei domini provocherebbe giocoforza: il caos.

Già ad oggi non è troppo facile divincolarsi tra problemi di sicurezza ed omonimie, ma il nome a dominio è ciò che rappresenta l’estrema sicurezza e che guida i giudizi personali su affidabilità e bontà dei beni e dei servizi. Approdare sul dominio desiderato significa sbarcare in un lido sicuro, in un confortevole luogo ove reperire le informazioni cercate. Se però la moltiplicazione dei domini diminuisse l’appeal con gli stessi, allora si avrebbe un effetto “giungla”, all’interno della quale si smarriscono le indicazioni e ci si trova immersi in una selva di minacce.

Il dubbio espresso dai più: una volta aperti i nuovi domini, quale sarà il riferimento sicuro a cui rivolgersi? dominio.com o blablabla.dominio? Nasceranno nuove formule confusionarie (manna per truffatori e cracker) o il recepimento del nuovo concetto sarà di facile digestione per tutti?

In questo caos, però, sono due soprattutto gli attori ad aver qualcosa di importante da guadagnare:

  • l’ICANN, che per ogni TlD approvato conta di ricavare 180.000 dollari subito e 70.000 dollari annui per il proseguimento del servizio;
  • i motori di ricerca, i quali diventano non più un aiuto, ma una guida fondamentale. Una volta aperte centinaia di domini la memoria non potrà più supportare gli utenti e ci si potrebbe trovare giocoforza legati alle guide determinanti dai motori. Il loro ruolo si farebbe pertanto totalmente fondamentale, come una bussola in mezzo al deserto, e chissà che non scaturiscano nuove idee di “Quaero” contro l’egemonia USA sul settore.

Sarà interessante vedere quale interpretazione darà il mercato alla nuova offerta. Perchè chiunque, potenzialmente, potrà creare il proprio TlD. Ne potrebbero scaturire due filoni:

  1. TlD di servizio, legati ad un ambito ed aperti alla registrazione di domini da parte di terzi. Potrebbe esserne un esempio il dominio .sex, ove registrare tutti i relativi dominio.sex desiderati
  2. TlD di marca, legati ai brand più importanti ed in qualche modo riservati ai detentori di trademark desiderosi di un dominio di pregio per i propri siti. Potremmo dunque vedere il dominio Google.com disgregarsi in gmail.google, analytics.google, docs.google, eccetera (così facendo Google potrebbe presumibilmente rientrare in possesso del proprio marchio “Gmail” ove sia stato sconfessato per diritti acquisiti in precedenza da altre aziende).

Il caos regna sovrano, ma appare evidente che da questa situazione ci sia qualcuno che potrebbe avvantaggiarsi in modo sostanziale. Il concetto di Web cambierebbe non poco ed i domini, per come li abbiamo intesi fino ad oggi, sarebbero destinati a maturare in una nuova dimensione più frammentata e complessa. Sono in molti ora a chiedere all’ICANN un rinvio del progetto, ad oggi previsto per metà 2009. Alla luce delle possibili conseguenze, la richiesta di un rinvio appare quantomeno appropriata.

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