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Politica dei filtri in Australia: è il turno degli utenti

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La scelta di filtrare le connessioni sta mettendo a dura prova le capacità del Governo australiano. Dopo la presa di posizione dei provider e la denuncia ad iiNet ora sono gli utenti a mobilitarsi. Siamo quindi al terzo atto di questa querelle che non è di certo destinata ad una rapida risoluzione.

L’associazione GetUp! ha deciso di coordinare la protesta degli utenti organizzando una raccolta firme per dimostrare come la politica voluta da Stephen Conroy, attuale Ministro delle Telecomunicazioni, metta in serio pericolo le libertà digitali dei “netizen”.

A parere degli attivisti Australiani la tipologia di filtri voluta da Conroy non risponde alla necessità di fermare il dilagare del P2P, delle violazioni al diritto d’autore e della pedopornografia online. Il progetto servirebbe infatti come grande forma di censura: molti contenuti perfettamente legali ma scomodi per l’opinione pubblica rischiano di rimanere imbrigliati nei filtri. GetUp! cita ad esempio la pornografia legale e argomenti scottanti quali l’eutanasia.

Vi sarebbero poi problemi di natura tecnica ed economica. Il test di sistema hanno dimostrato che i blocchi rallentano del 87% la velocità di navigazione e inoltre un sito legittimo su 12 viene bloccato per errore. Il numero di falsi positivi rischia perciò di essere molto elevato. Un sistema inefficace cui costi di implementazione pesano in modo determinante sulle tasche dei contribuenti.

Più di 40.000 persone hanno già firmato la petizione e fra di essi spiccano personalità politiche importanti, rappresentanti degli ISP e associazioni dei consumatori.

Il testo allegato alla raccolta firme riassume in breve il pensiero dei molti utenti australiani:

Senatore Conroy,
Non voglio restrizioni draconiane su Internet capaci di bloccare l’economia digitale.

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