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La tortura è materia da videogiochi?

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In un articolo su Wired, Clive Thompson pone una questione che potrebbe diventare fondamentale nei prossimi tempi. Si tratta di chiedersi se in un gioco di ruolo come World Of Warcraft debba essere compresa la possibilità di fare e/o subire torture.

La domanda è scatenata dal fatto che la Blizzard ha introdotto tale opzione in un nuovo quest del gioco e non tutti i giocatori sono stati contenti. Le sequenze di tortura infatti sono abbastanza forti e in un certo senso cozzano con la natura positiva dei personaggi che gli utenti possono interpretare.

L’opinione di Thompson va decisamente più a fondo nel problema dimostrando come l’atteggiamento di non volere la tortura nei videogiochi è sbagliato perchè oscurantista e ancorato alla credenza che i videogiochi siano come messaggi subliminali. In realtà, secondo Thompson, non solo ci vuole la tortura ma deve anzi essere progettata e mostrata molto meglio di come si fa ora.
Il problema infatti, scrive il redattore, è che non sono mostrate le conseguenze dell’atto violento. I videogiochi sono uno splendido strumento di apprendimento della realtà e come tutti i giochi che l’uomo fa da secoli servono tra le altre cose anche a conoscere il mondo, inoltre data la loro complessità sono tra i meccanismi migliori per lo sviluppo della conoscenza:

Games are excellent vehicles for helping people inhabit complex, difficult situations. They’re also extremely good at illustrating consequences: If you do X, then Z and L will happen; if you do Y instead, then C and Q result.

A questo punto si inserisce il fatto che il semplice schema sopraindicato non si applica perfettamente al modo in cui la Blizzard ha incluso la tortura in World Of Warcraft. Non ci sono le conseguenze corrette, in sostanza il fatto non si inserisce davvero nelle dinamiche di gioco:

The problem with World of Warcraft’s torture sequence [is that it] does not model any consequences. You torture the sorcerer, but nothing particularly comes of it. You just move on to the next quest.

Torturare qualcuno nel gioco dovrebbe portare cambiamenti a lungo termine nel gioco come molte altre cose già fanno. Cambiamenti che possono essere positivi o negativi come nella realtà, cioè che possono essere complessi. La tortura potrebbe rendere difficile stringere alleanze e dall’altra parte potrebbe aumentare il timore nei riguardi dell’utente da parte di altri nemici aiutando l’utente a sconfiggerli.

Solo in questa maniera si può rendere l’esperienza veramente istruttiva, solo con una realistica simulazione, altrimenti ciò che si vede è qualcuno torturato e basta, come se si trattasse di un fatto neutro. Questo significa non sfruttare le potenzialità di un videogioco di incidere nella realtà del mondo. Se si vuole davvero condannare la tortura che, anche in America, è un fatto reale e praticato pure dalle autorità si deve allora smettere di rappresentarla e basta e si deve cominciare a rappresentarla in toto, cioè nella sua complessità.