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Quando la RIAA fa la spia per gli ISP

Emergono nuovi dettagli sulle possibili procedure adottate dalla RIAA per disincentivare la pirateria musicale online. I trasgressori saranno segnalati agli ISP che ne limiteranno banda e accesso alla Rete. Il sistema di identificazione è ormai pronto

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La decisione della RIAA di coinvolgere maggiormente gli Internet Service Provider (ISP) nella sua battaglia contro la pirateria ha sollevato non pochi dubbi e perplessità. Nei giorni scorsi, l’associazione che raccoglie le principali major discografiche statunitensi aveva indicato un cambio di strategia dopo cinque anni e quasi 35mila denunce senza, però, fornire sufficienti dettagli sui nuovi metodi di identificazione degli utenti colti a violare il diritto d’autore scaricando file musicali illegalmente in Rete.

Cary Sherman, presidente della RIAA, cerca ora di fare chiarezza rivelando alcuni particolari sulla nuova strada che la sua associazione ha deciso di percorrere. Stando alle prime informazioni, il modello ricalcherà molto da vicino quello adottato ormai da tempo nei college e nelle università statunitensi. Agli studenti che scaricano illegalmente materiale coperto da copyright, attraverso la rete di una istituzione scolastica, viene impedito l’accesso a Internet e comminata una multa intorno ai 100 dollari per ripristinare la connessione. Dopo il secondo avviso, la multa sale a 500 dollari e dopo il terzo avviso raggiunge i 1000 dollari.

Altre università, invece, adottano misure più morbide limitando per un certo periodo il tempo di connessione consentito ai trasgressori. Dopo una certa quantità di richiami, gli studenti che scaricano musica illegalmente devono rispondere delle loro attività dinanzi al “tribunale” didattico del campus di appartenenza. Tali sistemi potrebbero essere riadattati dalla RIAA in collaborazione con gli ISP affiliati per arginare quanto più possibile il fenomeno della pirateria online, evitando la strada più lunga, incerta e dispendiosa delle cause legali.

Il sistema per l’identificazione degli utenti dediti al download di materiale coperto dal diritto d’autore dovrebbe essere analogo al metodo finora utilizzato dalla RIAA. Sherman ammette, tuttavia, la necessità di apportare alcune modifiche per rendere il meccanismo di identificazione maggiormente affidabile e, allo stesso tempo, in grado di fornire agli utenti la possibilità di dimostrare la possibile esistenza di un falso positivo. Stando alle informazioni fornite dal presidente della RIAA, al sistema starebbero già lavorando alcune istituzioni universitarie per valutarne il livello di affidabilità e accuratezza nell’identificazione dei trasgressori.

Una volta scovato un trasgressore, l’informazione verrebbe passata dalla RIAA al suo ISP che provvederebbe poi ad attuare avvertimenti, sospensioni dell’abbonamento e limitazioni della connettività per disincentivare il download illegale dei file musicali. I dati sugli utenti sarebbero gestiti esclusivamente dagli ISP senza alcun intervento delle major discografiche così da evitare possibili problemi legati alla privacy.

Secondo Sherman, un meccanismo simile a quello studiato per i file musicali potrebbe essere adottato anche dall’industria cinematografica per ridurre il numero di download illegali di film online. Tale strategia pone al centro gli ISP tramite un processo di maggiore responsabilizzazione rispetto al passato. Assenti ancora da questo tema così delicato sembrano essere, invece, i governi nazionali che in rari casi si sono pronunciati con iniziative tese a contrastare nella pratica il download di materiale coperto da copyright online.