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Non c’è crisi per le console

Anche a Natale si conferma il trend di crescita nella spesa che riguarda il settore dei videogiochi. Un'area di mercato di fatto immune dalla crisi economica che sta bloccando le spese per tutte le altre tipologie di beni. A guidare è sempre la Wii

È stato un Natale al ribasso per le vendite di tutti i settori. Tutti, tranne il mondo dei videogiochi per console, che al momento rappresenta l’unica fetta di mercato che sembra non sapere dell’esistenza di una crisi economica in atto. I numeri di tutte le console sono saliti e si sono al momento confermate le solite forze in campo.

Se c’è una cosa che stupisce più del grande successo di Nintendo Wii è nel come non accenni ad esaurirsi. Anche nelle ultime vacanze natalizie infatti dovrebbe essere stata la società giapponese produttrice della console meno potente quella che ha racimolato più utili di tutti, con circa 4 milioni di pezzi venduti. Non sono ancora disponibili cifre ufficiali (arriveranno intorno al 15 gennaio) ma le prime dichiarazioni e le prime proiezioni appaiono già sostanzialmente indicative.

Nel frattempo è Aaron Greenberg, product manager Xbox360, il primo a mettere le carte in tavole dichiarando una distanza di vendite dalla rivale Playstation 3 che solo in area EMEA supererebbe il milione di unità (8 milioni gli esemplari totali venduti grazie anche alle 1,67 milioni di unità dell’ultimo Natale). Il manager parla a partire da dati interni all’azienda di Redmond, più alcuni resoconti di punti vendita europei e l’esperienza dei natali passati (in cui le vendite sono il doppio di quelle di Novembre).

Al contrario la PS3 ha visto le sue vendite di Novembre in calo rispetto ad un anno fa, un -18% che fa impressione rispetto al +8% della Xbox360 (con un anno di mercato di più sulle spalle) e il +108% della Wii. E nonostante si annunci un aumento del 40% del totale delle vendite per il 2008, non sembra che i numeri natalizi possano stupire.

Parte del successo della Xbox (28 milioni le unità vendute dal giorno del lancio) deriva dal taglio del prezzo che l’ha fatta diventare la console più economica sul mercato, e parte viene dall’ottima prestazione del suo portale Live che ha da poco festeggiato i 100 milioni di achievements (ovvero gli obiettivi conquistati dai giocatori) e le 110 milioni di versioni trial scaricate, con un aumento dei profitti dell’84%. Tutto ciò è risultato in aumento del 58% degli acquirenti delle console.

Se vuoi aggiornamenti su Non c’è crisi per le console inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Massimo

    L’età mentale ed emotiva della media della popolazione evidentemente non supera i 12 anni. Nessuno stupore se poi la società va a rotoli.

  • Gabriele Niola

    E’ un peccato continuare a pensare che i videogiochi siano un trastullo per ragazzini invece che una vera forma di conoscenza che passa attraverso un linguaggio ludico. Non solo non coglie la realtà delle cose ma nemmeno spiega le dinamiche di mercato.

  • Massimo

    In un mondo in cui un esagitato che urla su di un palcoscenico è un “artista”, uno sportivo può fregiarsi del titolo di “eroe” e uno spettacolo d’intrattenimento diventa “cultura”, ecco che i videogiochi diventano “vera forma di conoscenza”. O tempora o mores!

  • Gabriele Niola

    Gli altri paragoni non centrano.
    I videogiochi sono una forma di conoscenza mediata, come lo sono il cinema e la musica. Sono dotati di un loro linguaggio progressivamente sempre più indipendente da quelli su cui si fonda (in linea di massima quello audiovisuale), hanno caratteristiche esclusive (l’interattività) e sono in rapida evoluzione al pari degli studi sul settore che almeno da 3-4 anni sono le pubblicazioni più interessanti e nuove in materia di analisi dei linguaggi e analisi semiotiche.

    Si, sono tempi nuovi. Come sempre.

  • Tenshi

    Il fatto che il wii sia il più venduto a me sembra invece più che altro un segno positivo. La maggiorparte dei giochi delle altre console, a parte dovute eccezioni, mi sembra più che altro paragonabile ai filmoni da milioni di dollari di Hollywood, che non sono proprio esempi di comunicazione mediatica di qualità (sempre con le dovute eccezioni).