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Qualche consiglio per la fotografia architettonica

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Quando si fotografa una scena quello che si ottiene è l’interpretazione che il fotografo dà di ciò che in quel momento sta vedendo. Ciò vale per qualsiasi tipo di soggetto, ma è particolarmente vero nel caso della fotografia architettonica.

Ogni costruzione realizzata dall’uomo ha un suo fascino, dalla più maestosa a quella più fatiscente. Soprattutto ogni elemento architettonico è una sorta d’infinito caleidoscopio. Basta spostare, anche di poco, l’angolo di visione per ottenere un’immagine nettamente diversa dalla precedente, con nuove linee di fuga, diversi riflessi della luce e con zone che prima erano in ombra e che ora risultano illuminate.

In questo contesto assume rilevanza decisiva il momento della giornata in cui si scatta. Se si desidera avere ombre nette e forti contrasti, bisogna riprendere quando il sole è alto nel cielo. Bisogna comunque tenere conto che ombre e luci molto forti causano la perdita di dettagli.

Quindi, se si è interessati anche ai minimi particolari, come ad esempio alle texture presenti nella scena, risulta ottimale fotografare quando il sole è basso sull’orizzonte, ossia all’alba o nelle ore appena precedenti il tramonto.

Per ottenere ancora maggior dettaglio, è bene utilizzare sempre il treppiedi, anche quando il tempo di scatto sembra garantire una ripresa ottimale. In tal modo si eliminano anche le micro vibrazioni che causano sfocature appena percettibili ma che hanno comunque una loro rilevanza, soprattutto se si devono in seguito eseguire stampe di grande formato.

Anche se si fotografa in una condizione di luce ottimale, questa non sarà comunque mai del tutto adatta ad ogni elemento della scena e vi saranno sempre degli elementi o troppo illuminati, o troppo in ombra.

Per risolvere il problema si può eseguire uno scatto a forcella, o bracketing. In questo caso la fotocamera, al momento dello scatto, salva più file della scena, ognuno catturato con una lettura esposimetrica diversa. Appositi software, come ad esempio Photomatix, permettono poi di fondere le relative immagini prendendo da ognuna di esse solo le zone meglio esposte.

Questa tecnica prende il nome di fotografia HDR (High Dynamic Range) e permette di ottenere immagini spettacolari altrimenti impossibili da ottenere in quanto è impossibile avere, in uno solo scatto, la lettura perfetta delle zone illuminate che di quelle in ombra.

In questo sito potete vedere alcune particolarissime immagini catturate con la tecnica HDR.

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