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Il logo di Checkout incrementa i click sulle pubblicità AdWords

Il carrello di Google Checkout nelle pubblicità Adsense

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Google Checkout è un servizio di pagamento offerto da Google dal giugno 2006 per rivaleggiare con Paypal nel settore dei pagamenti online. Numerose promozioni e campagne di marketing, unite ad una politica di prezzi aggressiva rispetto ai rivali (commissioni di “solo” il 2% del prezzo più 20 centesimi), stanno finalmente portando questo utile sistema di pagamento alla ribalta, anche se l’erosione di quote di mercato su Paypal appare per il momento ancora irrisoria.

Google sembra sempre più puntare a realizzare delle sinergie fra i propri prodotti aiutando i clienti, sia con una semplificazione dei processi, sia garantendo loro un maggiore successo. Da qualche tempo la società di Mountain View ha infatti introdotto la possibilità per gli inserzionisti AdWords di aggiungere un piccolo logo con il carrello di Google Checkout e un prezzo direttamente sull’inserzione, così da invogliare all’acquisto immediato potenziali acquirenti e lettori un po’ frettolosi.

Checkout usato assieme ad AdWords consente di ottenere il pagamento senza commissioni extra, ma soprattutto di dare ulteriore visibilità alla propria inserzione, grazie all’icona del carrello di Checkout. Questo almeno è ciò che promette il gigante californiano dei motori di ricerca da mesi e che conferma oggi con qualche dato.

Nelle pagine di Checkout Google ha infatti aggiunto la dicitura:

Aumenta le vendite. Gli utenti di Google Checkout cliccano sulle pubblicità il 10% in più quando la pubblicità mostra il simbolo Checkout e convertono il 40% in più rispetto ad utenti che non hanno usato Checkout in precedenza.

Quindi sembra che per utenti Checkout il simbolino del sistema di pagamento sulle pubblicità faccia miracoli. Che siano gli effetti grafici della maggiore visibilità data dal noto logo-carrellino di Google al riquadro pubblicitario o più semplicemente l’attrattiva per un marchio riconosciuto non è dato saperlo, ma è pur sempre un dato molto interessante.

Seppure questa metrica non sia né scientifica né rigorosa ci offre uno elemento su cui riflettere: è il rapporto prezzo/qualità il miele con cui attrarre le api-acquirenti oppure è ormai l’associazione con Google stessa (e i suoi simboli più noti) l’elemento di attrattiva e fiducia per un pubblico che vuole certezze dai propri acquisti?

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