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OpenOffice è un cavallo morente

Secondo il noto sviluppatore indipendente Michael Meeks la suite di programmi open source ha sempre meno contribuenti al codice e per colpa di un sistema di gerarchie ottuso rischia lentamente di morire per mancanza di programmatori. Ad ora sono in 24.

Arriva dal blog di Michael Meeks, storico sviluppatore indipendente di progetti open source come GNOME e OpenOffice, un grido di allarme proprio per la suite di programmi concorrente all’Office di Microsoft. Secondo Meeks, infatti, il numero di programmatori impegnati nello sviluppo della suite è preoccupantemente scarso.

Non che OpenOffice manchi degli altri reparti della vita di un software nella rete (dalla promozione ai contributi degli utenti) ma è proprio dal punto di vista dei programmatori che, secondo Meeks, c’è un serio problema. Le indagini e i dati che espone sul blog parlano di una forte scarsità di contributi, specialmente facendo i paragoni (con le dovute proporzioni) con chi invece sviluppa il kernel di Linux.

Meeks mostra come il ciclo di sviluppo di OpenOffice sia di 6 mesi rispetto a quello di Linux che è di 3 e sostiene che il picco massimo di programmatori riuniti intorno al progetto contemporaneamente è stato di 70, nel 2004. Da quel momento in poi il trend è stato tutto al ribasso. Al contrario Linux vanta 300 programmatori attivi, numero peraltro in continuo aumento.

C’è da notare poi come molti dei contributi a Linux arrivino dalle grandi aziende che invece non intendono occuparsi di OpenOffice per motivi ignoti. Ma ancora di più il blogger/programmatore sostiene che ciò che si evince dalle statistiche sia come Sun sia sempre meno interessata allo sviluppo: «In un progetto sano ci aspettiamo di trovare un grande numero di sviluppatori volontari e molte compagnie coinvolte; in OpenOffice non vediamo nulla di tutto ciò, anzi. Sembra che al momento il numero di contributori sia il più basso di sempre: 24».

Per uscire da un simile stallo Meeks propone due azioni da fare subito, anche se egli stesso ne ammette la difficile applicazione. Da una parte si dovrebbe smantellare il sistema “politico” che controlla lo sviluppo per dare più potere agli sviluppatori in modo da evitare il processo incredibilmente demotivazionale che occorre affrontare per vedere il proprio codice incluso nella versione finale. Dall’altra si dovrebbe staccare il progetto da Sun e dare la proprietà del codice ad un’organizzazione non-profit.

Se vuoi aggiornamenti su OpenOffice è un cavallo morente inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.tagliarinigiovanni.it giovanni

    i problemi principali sono dovuti alla confusione infinita che esiste tra i vari programmatori, il mio riferimento personale va anche a linux dove ho riscontrato l’inpossibilità in molti casi di reperire drivers in modo serio, passando da un consiglio all’altro dei programmatori stessi in rete, nel 99% dei casi non si riesce ad ottenere un solo risultato positivo perchè si assiste ad un passa la palla a destra e a manca, quindi anche volendo collaborare per lo sviluppo di open office, non è facile seguire una direttiva seria che possa anche solo in parte incoraggiare una collaborazione valida e consistente .
    I problemi politici esistono principalmente a livello universitario da dove si assiste da una parte alla divulgazione dei sistemi aperti e dall’altra per sostenere un qualsiasi esame anche il più banale cito ad esempio l’ECDL non lo puoi fare senza Microsoft Office . Io dico se c’è la minima possibilità di implementare le funzioni di Open Office e pianificarlo a livello di Microsoft, qualcuno invii un codice sul quale lavorare e partecipare così ad un futuro diverso per questi sistemi operativi e applicativi, cominciamo da qui, io sono pronto e già da molti mesi ho messo a disposizione dei miei clienti il link sul mio sito http://www.tagliarinigiovanni.it per scaricare open office, a presto, saluti

  • marco

    l’articolo in realtà è specifico sulla gestione del repository del codice di openoffice, in generale vi sono sicuramnte anche i problemi che descrivi tu ma sono problemi di tipo diverso, w soprattutto sono secondati, prima di occuparsi di diffonderlo occorre che si continui ad aver gente che lavori al codice, eliminando bugs e aggiungendo funzionalità

  • Paolo

    Sulle distro Linux non è un problema , perchè essendo installato di default, la comunità di programmatori, si occupa anche di esso.

    Basta pensare al servizio Launchpad di Canonical che si occupa anche di OpenOffice.

    https://launchpad.net/openoffice

  • anonymous

    Provocazione è il mio secondo nome: ho sempre pensato che il progetto Linux succhi troppe risorse umane a scapito di altri interessantissimi progetti (persino altri OS open, ma più moderni)… ;P

  • Assimo

    @ commento 4: degli esempi di Os open non unix-based?

  • anonymous

    Haiku ad esempio… possibile che la gente creda che esista solo il “vecchio” Linux?

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Ed ecco la seconda puntata, ove le teorie anti-OpenOffice vengono smontate numeri alla mano:

    http://www.webnews.it/news/leggi/9949/demolite-le-accuse-antiopenoffice/