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Monetizzare la gratuità? Il caso dei file musicali online

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È stato da poco presentato (al Meeting 2008 delle etichette indipendenti) il progetto Wikimedia Musica italiano: lo scopo è quello di raccogliere musica in formato digitale rilasciata con licenza copyleft (come si legge sulla Home page del progetto, “con tutto lo spettro delle licenze Creative Commons”).

Si noti che Wikimedia Italia è una associazione senza scopo di lucro e che, dal bilancio consuntivo a giugno 2008, l’utile riscontrato rispetto al 31/12/2007 ammonta a poco meno di 7.500 Euro: le voci in entrata sono “Royalty marchi”, “vendite gadget”, “quote soci” e “donazioni”.

Dal momento che si parla spesso del marketing della gratuità favorito dalle dinamiche Web 2.0, il caso offre lo spunto per segnalare che c’è gratuità e gratuità. Anche Jamendo, ad esempio, si presenta come “una comunità di musica gratuita, legale e illimitata, pubblicata sotto licenze Creative Commons”.

Il funzionamento di Jamendo però è molto più teso al profitto e orientato al marketing, anche per gli iscritti alla comunità degli artisti: questi, caricando e condividendo gratuitamente la loro musica, possono ottenere una percentuale sui ricavi pubblicitari generati dalla visita alle loro pagine e possono sperare (con la mediazione di Jamendo) di riuscire a guadagnare con qualche partnership commerciale (in tal senso, Jamendo offre assistenza e propone soluzioni specifiche per l’uso commerciale della musica caricata).

Insomma, ci sono diversi modelli di gratuità in competizione. Ciò è vero su molti fronti: basti pensare che il progetto Wikimedia Biblioteca si impegna nella digitalizzazione di opere con licenza copyleft o rientranti nel pubblico dominio in quanto ormai libere dai diritti d’autore… Ma su questo si stanno impegnando anche Google Books e, di recente, il progetto Europeana.eu, a cui abbiamo dedicato un paio di post (post 1, post 2).

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