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Il futuro dell’adsl

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Ebbene sì, pare che il futuro della larga banda sia nelle mani della nostra efficiente amministrazione pubblica. A dichiararlo in un’intervista al “Corriere della Sera” è l’amministratore delegato di Telecom Italia Bernabè che, dopo quest’ultimo anno alla guida del colosso delle telecomunicazioni, rilancia la nuova sfida delle TLC nel nostro paese.

Ora che siamo ad un passo dalla definizione di un nuovo mercato, che potrebbe essere fortemente condizionato dalla quantomai necessaria separazione della rete dal suo attuale proprietario, occorre definire ruoli e strategie e identificare e disciplinare le possibilità di investimenti e guadagni.

Ed è proprio sull’avvicinarsi di questo nuovo scenario che si concentra l’analisi del numero uno di Telecom.

Secondo Bernabè, infatti, l’apertura palesata da parte delle aziende del settore a sviluppare e migliorare il sistema di larga banda nel nostro paese, sembrerebbe arenarsi proprio di fronte la sterile mancanza di una robusta domanda di base, non solo da parte dei cittadini e delle aziende ma anche e soprattutto dalle amministrazioni locali e statali.

In termini numerici gli investimenti sono troppo grandi per poter poggiare solo sulle spalle di Telecom, o di qualunque altro gestore, ed è da ritenersi quanto mai fondamentale l’intervento degli enti pubblici e di un progetto strutturalmente mirato sul territorio per arrivare a creare i presupposti per un ammodernamento della rete.

Regioni, Comuni e Province dovranno così rendersi interpreti di una piccola rivoluzione tanto profonda, ahimè, quanto difficile. Difatti, partendo da un simile presupposto quella a cui andiamo incontro è una vera e propria battaglia, e le speranze di riuscire a vincere le ingarbugliate lungaggini di palazzo con un programma serio e attuabile paiono davvero poche. Insomma un rebus.

Se consideriamo oltretutto questo infelice periodo, fatto di recessione, sfiducia nei mercati e tagli alla spesa pubblica, quali saranno le tempistiche alle quali andremo incontro?
Le prospettive non proprio rosee sembrano evocare ancora lo stentato spettro del “digital divide” come unica alternativa; un eventualità di certo ben più probabile rispetto alla fiducia nell’intervento da parte della classe politica.

Il nostro unico desiderio, del resto, è che si possa colmare, o almeno assottigliare, nel più breve tempo possibile il gap con gli altri paesi europei, ben coscienti che, a quanto pare, servirà proprio l’aiuto di tutti.

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