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Mininova tocca quota sette miliardi di download

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In un periodo come quello attuale in cui la lotta al P2P sta toccando vette di durezza inimmaginabili, occorre registrare il boom dei tracker torrent, di quei siti cioè che mettono a disposizione degli utenti file torrent grazie a cui è possibile scaricare, tramite appositi software, davvero di tutto, dai film ai videogiochi fino ai software free.

In particolare, Mininova, tracker nato nel 2005, ha raggiunto nel corso del 2008 risultati incredibili, toccando quota sette miliardi di download, numeri eccezionali se si pensa che all’inizio dell’anno appena trascorso il sito vantava “solo” 3,5 miliardi di file scaricati.

Mininova, peraltro, ha avuto un andamento simile a quello di molti altri tracker che hanno visto aumentare in maniera esponenziale i contatti e i download e niente fa pensare che nel 2009 avverrà un inversione di tendenza, anzi gli esperti prevedono un ulteriore crescita nonostante la guerra che major, governi e alcuni provider fanno al P2P.

Nel 2008 il suddetto sito non ha fatto che collezionare record con circa 44,7 milioni di visitatori al mese, peraltro, questi numeri sono destinati ad aumentare in quanto paesi emergenti come l’India, che attualmente hanno solo cinque milioni di abbonati ad Internet, cresceranno ancora tramite la diffusione della banda larga in zone sempre più vaste della nazione e ciò porterà il numero degli abbonati a cinquanta milioni nel 2012.

Ma Mininova ha visto costantemente aumentare anche il numero di editori indipendenti che utilizzano la sua piattaforma per la libera distribuzione dei contenuti, dimostrando ancora una volta che il P2P non è solo illegalità ma anzi può contribuire a rendere più accessibile la conoscenza.

Ed è proprio agli editori che puntano i gestori del tracker, Nek, uno dei fondatori del sito, sostiene di avere quasi raggiunto mille editori attivi e spera che la libera distribuzione dei contenuti svolga un ruolo di sempre crescente importanza nella musica e nei video nel corso del 2009.

Insomma, i governi e le major, anche sulla base di notizie come questa, dovrebbero riflettere seriamente. Appare evidente che le strategie di lotta al P2P funzionano poco e male, le azioni giudiziarie finiscono spesso in una bolla di sapone, i provider, quando possono, boicottano le direttive delle major, gli utenti, magari girovagando da un sito all’altro, trovano sempre quello che cercano e le protezioni invasive danneggiano principalmente l’acquirente del prodotto originale.

Occorrerebbe invece che politici e multinazionali guardassero lontano per cercare di capire come sfruttare le enormi potenzialità del P2P, strumento che permette di raggiungere una potenziale utenza molto più vasta del passato, solo così, forse la conoscenza diventerà davvero libera e accessibile a tutti in modo legale.

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