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Il caso spot.us: crowdfunding, non profit e profit

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Forse, con una metafora approssimativa, possiamo pensare il Web come un immenso e frastagliato paesaggio in cui nascono, evolvono e scompaiono (come forme di vita) servizi, idee e forme di interazione, iniziative non profit e profit.

Così, in una piccola ma significativa nicchia evolutiva (nell’area della San Francisco Bay), grazie a un generoso finanziamento biennale della Knight Foundation, un giornalista ventiseienne di nome David Cohn ha potuto sperimentare la sua idea di giornalismo “finanziato dal basso”.

Quel “crowdfounding” (finanziamento dai tanti componenti della “folla”) che è stato molto utile a Obama diventa la strategia di fund raising su cui si fonda Spot US, un progetto espressamente non profit del Center for Media Change Inc. (Palo Alto, California): in sostanza, chi ritiene importante raccontare una storia o realizzare un’inchiesta giornalistica d’interesse per la comunità, chiede alla comunità stessa il finanziamento per realizzarla (si parla perciò anche di community funded reporting). È l’applicazione della logica della “lunga coda” al fund raising.

Sul sito sono facilmente visualizzabili le proposte finanziate (“almost funded!”), le nuove proposte (“newest items”) e un “termometro” che misura, per ciascuna proposta, la somma raccolta e quella da raccogliere. Sono facilmente visibili anche i finanziatori, che possono compilare un loro profilo e mettere una foto, come in una delle tante comunità online. I prodotti realizzati sono distribuiti in licenza Creative Commons, anche se si prevede che un’azienda d’informazione “compri” i diritti esclusivi ai contenuti (e in tal caso i finanziatori vengono rimborsati).

Siamo di fronte a un’ulteriore ramificazione evolutiva del cosiddetto New Journalism, che nel caso specifico rimane nella dimensione del non profit: ma è chiaro che, se il modello prendesse piede, una piattaforma che ospitasse video e servizi prodotti col finanziamento di una comunità regionale (con la relativa community) diventerebbe appetibile anche in termini di marketing (per inserire banner, per comparire come finanziatori di progetti particolarmente “sentiti” dalla gente, ecc.). Come si dislocheranno allora la logica non profit e quella profit?

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