Tutta un’altra musica
L'IFPI ha consegnato il report 2009 sulla musica. Ne emerge una realtà sempre più legata al Web, un mondo sempre più pronto ad accogliere alternative valide per combattere la pirateria e gruppi disposti ad investire sul lato social della rete
Il 2009 sembra partire da una constatazione: la musica digitale è una realtà che ha saputo guadagnarsi una fetta importante degli introiti, e con essa la meritata considerazione da parte delle etichette (storicamente restìe ad avventurarsi anima e corpo nella nuova era). E mentre annota i buoni risultati, l’IFPI sembra voler anche elargire i meriti ad attori specifici: Nokia Comes With Music, MySpace Music, nonché provider quali TDC, Neuf Cegetel, TeliaSonera e BSkyB. Ognuno di questi nomi ha cercato nel 2008 una formula propria per rispondere al desiderio di musica dell’utenza ed è da queste iniziative concorrenti che l’industria intera trae vantaggio alla ricerca della formula ideale.
Tra i dati indicati nel report appaiono particolarmente interessanti quelli degli Stati Uniti. Gli States, infatti, animano il 50% circa dell’intero mercato. Ed è nello specifico degli States che il numero dei download delle singole tracce ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di unità: 1.1 miliardi in tutto, +27% rispetto al 2007, con forte crescita relativa anche relativamente al numero degli album. Il formato “album” sembrava divenuto anacronistico con l’imporsi della musica “liquida” (una traccia per volta), ma nuove offerte e nuovi tentativi per il rilancio del vecchio modello sembrano aver restituito risultati incoraggianti anche in questa direzione: 66 milioni di album venduti, in crescita del 32% rispetto all’anno precedente.
La frontiera che l’IFPI esplora con grande curiosità (e qualcosa di più) è quella dei social network. Le nuove opportunità che giungono dal Web potrebbero infatti annidarsi in tutti i servizi che stanno nascendo online e che raccolgono grandi masse d’utenza offrendo servizi vari e basando la propria struttura su una parola magica: “gratis“. La gratuità è una condizione essenziale da cui non è possibile prescindere. Ma la grande opportunità è proprio nei risvolti di questa parola centrale: “gratis” non è più sinonimo di “P2P”, anzi. Oggi il gratis è soprattutto YouTube, sito sul quale l’offerta musicale è sempre più imponente e sempre più controllata (e monetizzabile). Gratis, soprattutto, significa advertising: la pubblicità potrebbe essere il viatico giusto per trasformare in moneta gli ascolti gratuiti, il che potrebbe scoraggiare i canali della pirateria lasciando fiorire sempre più accordi di revenue sharing. Un po’ ai social network, un po’ alle etichette: la formula può funzionare. Deve funzionare.
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