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Trend per il VoIP nel 2009

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Dal sito VoIP News, Robert Poe prova a delineare otto delle più importanti tendenze del VoIP per l’anno 2009.

Premessa: la crisi economica continuerà a condizionare il mercato del VoIP per tutto l’anno. I provider dovranno raccoglierne le sfide. Soprattutto, dovranno rispondere alla crescente domanda di tariffe VoIP sempre più convenienti.

Minor competitività dei fornitori di servizi VoIP low-cost.

Come già è successo nel 2008 ad aziende quali EQO Communications Inc., Jangl Inc. e TalkPlus Inc., non deve sorprendere se alcune piccole aziende fornitrici di servizi VoIP verranno “mangiate” dai pesci più grossi. Molte startup basano il loro business su tempistiche ora inattuabili. Come primo incentivo ad iscriversi hanno offerto prezzi convenienti rispetto alle compagnie più grandi. Hanno aggiunto in seguito nuovi servizi, in attesa che il numero di clienti raggiungesse il limite critico e la diffusione del suo utilizzo divenisse virale. A quel punto hanno cercato di incassare attraverso banner pubblicitari, servizi “premium” e chiamate prepagate su lunga distanza.

Ora il lasso di tempo necessario per raggiungere una massa critica di clienti si è allungato. A tal punto da rendere questa strategia perdente. Non solo: tra le dozzine di piccole startup non ce n’è una che riesca veramente a penetrare tutte le tipologie possibili di utenti VoIP, ma solo alcune nicchie. Un basso numero di utenti iscritti ai propri servizi aziendali, può minacciare, nell’immediato futuro, la sopravvivenza di diverse compagnie minori.

Durante una crisi economica non è saggio mascherare semplici servizi per aziende vere e proprie. Basti pensare ai provider di numeri virtuali o al servizio di “voice mail stand-alone”. Come già detto nel punto precedente, il piano di business tipico della startup si divide in due fasi: in primo luogo cercare finanziamenti da venture capitalist per raggiungere un determinato numero critico di utenti, in secondo luogo cercare di far soldi attraverso servizi “premium” a pagamento. Ora gli investitori non sono più disposti ad accettare questo modello. Semplicemente perché non possono aspettare i tempi della prima fase.

Attualmente, afferma Robert Poe, la mossa meno azzardata è quella di vendere i servizi direttamente alle grandi aziende che possono già contare su un gran numero di clienti. Questa strategia, a parere dell’analista, produce ricavi immediati. L’esempio più evidente è quello di Ribbit Corp, ora proprietà di British Telecom, che permette agli sviluppatori Web di offrire servizi funzionanti grazie alla loro piattaforma americana, divenuta pubblica da novembre.

Il caso Mobivox ci aiuta a comprendere la complessità di questo nuovo sistema di rapporti. Da settembre, l’azienda ha introdotto e messo in vendita la piattaforma MOBIVOX|PL, che permette agli operatori di telefonia mobile di sfruttare i servizi “voice-activated” VoIP. Mobivox fornisce inoltre le interfacce per JAJAH Inc., che a sua volta provvede a infrastrutture per alcuni servizi base di Yahoo, Messenger e Plaxo Inc. Un sistema “a scatole cinesi”, che permette alle piccole startup del VoIP di sopravvivere, e a quelle grandi di dotarsi di nuovi servizi in outsourcing.

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