Il Papa apre al Web ed approda su YouTube
Il Papa benedice il Web e tutte le sue potenzialità. Il messaggio di presentazione per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali affronta di petto il tema della Rete, il tutto nel giorno stesso in cui il Vaticano apre un canale dedicato su YouTube
A proposito dell’approdo su YouTube, a parlare è l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali: «Il Papa ha sempre espresso le sue simpatie per le nuove tecnologie. Se da un lato vede certamente limiti e pericoli insiti in esse, di fatto però si pone nei loro confronti in un atteggiamento positivo [...] Credo che egli abbia maturato questa scelta proprio perché vuole incontrare gli uomini lì dove essi si trovano. Vuole incontrarli e instaurare con loro un dialogo aperto, franco, sincero e amichevole. Quindi non va inteso come un abbassarsi a qualcosa di disdicevole. Va inteso proprio come la volontà di incontrare, di andare verso l’uomo, verso tutti gli uomini. Il Papa è ben consapevole dei limiti, degli aspetti negativi legati a queste nuove tecnologie. Nel suo messaggio ne fa cenno. Però egli ritiene che se gli uomini si trovano lì, è lì che bisogna andare a incontrarli. Anche perché si tratta delle nuove generazioni, quindi degli uomini di domani [...] I rischi fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma credo che valga la pena accettare la sfida ed essere presenti. Ricordo sempre che Giovanni II, quando gli chiedevano il perché di tanti suoi viaggi, rispondeva che erano pellegrinaggi nel cuore dell’umanità più varia. Bene, credo si possa applicare questa sua teoria all’uso di internet per diffondere il messaggio evangelico».
Ed in chiusura anche l’Arcivescovo punta il dito contro il rischio di una eccessiva accondiscendenza nei confronti della fragilità dei legami via Web: «È il vero pericolo. Se infatti le nuove tecnologie, da un lato, offrono grandi possibilità, dall’altro queste possibilità possono trasformarsi per alcuni in comunità virtuali. Significa che si possono costituire schiere infinite di amici eppure ritrovarsi soli. C’è data la possibilità di interagire con persone all’altro capo del mondo, di superare tutte le possibili barriere, eppure si corre il rischio concreto della solitudine. Questo perché la frequentazione del virtuale può indurre a chiudersi in se stessi, senza cercare più il contatto interpersonale reale, concreto con quanti ci sono vicini, con quanti rappresentano la vera comunità nella quale viviamo, con la quale dobbiamo costruire rapporti di fraternità, di solidarietà».
« La vera battaglia da vincere, credo sia quella contro l’ossessione della connettività. Siamo più preoccupati di essere connessi che del contenuto che noi diamo alla nostra connessione. L’uomo ha a sua disposizione dei grandi mezzi per comunicare. Eppure tra i mali del nostro secolo dobbiamo inserire proprio la solitudine dell’uomo».
Non solo “poke”, quindi. Non solo contatti. Non solo avatar. Ma anche disponibilità e ricerca di amicizie vere e complete.
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