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Alla Casa Bianca Obama dovrà rinunciare ai Mac?

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Sin dai primi passi della campagna elettorale di Barack Obama, gli analisti hanno osservato la grande importanza degli strumenti tecnologici nella sua scalata alla Casa Bianca, così come non è mai stato fatto mistero della preferenza per i Mac da parte dei membri del suo staff.

Ma l’ingresso alla Casa Bianca della nuova formazione è stato pressoché tragicomico, dal momento che la dotazione informatica destinata al Presidente e ai suoi collaboratori si è rivelata più che obsoleta. Computer e software vecchi di oltre un lustro, attrezzature agognate da qualsiasi collezionista e sistemi di sicurezza fortemente vincolanti hanno reso impossibile perfino l’inserimento dei contenuti nel nuovo sito della “White House”.

Si è aperto quindi un dibattito mediatico negli States, da parte di chi non vede di buon occhio le lamentele degli uomini di Obama, accusando il team di essere eccessivamente “lagnoso”. Se i Mac non sono stati autorizzati fino ad oggi deve esserci un motivo e la Casa Bianca è un’istituzione che non è stata mai “azzerata” da nessun presidente.

Mettendo da parte le ilari considerazioni che ci vengono alla mente, possiamo ben comprendere come la necessità di garantire la totale sicurezza del network governativo abbia fortemente appesantito il naturale processo di rinnovamento delle dotazioni tecnologiche.

Ma il Mac OS non è certo meno sicuro di Windows, dovrebbe fornire piuttosto garanzie di gran lunga più ampie. Pertanto dubito che qualcuno se ne avrà a male se i soldi dei contribuenti finiranno nelle tasche di qualche consulente informatico che avrà un bel daffare per “svecchiare” l’infrastruttura telematica preesistente.

E se qualcuno chiederà ad Obama se sarà consentito al suo staff di riaccendere i propri Mac nella Casa bianca, la sua risposta senza ombra di dubbio sarà: “yes, we can“.

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