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I dischi a stato solido – Parte II

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I vantaggi degli SSD rispetto agli hard disk sono notevoli: prestazioni superiori con tempi di accesso dell’ordine di decimi di millisecondo, rumorosità nulla, maggiore resistenza agli urti e alle vibrazioni, minore produzione di calore e minori consumi.

Per la verità esistono anche alcuni svantaggi, ma sono “limitati nel tempo”, cioè risolvibili facilmente con l’evoluzione della tecnologia. Già adesso si parla di oltre 1.000.000 di ore di funzionamento o circa 150 anni, mentre per il costo è prevista una riduzione di oltre il 50% nel 2009 e un corrispondente aumento della capacità per arrivare in breve tempo ai 1000 GB.

I fattori di forma adottati dai produttori sono gli stessi impiegati per i tradizionali dischi magnetici, ovvero 1,8″, 2,5″ e 3,5″. Restano invariate anche le interfacce di collegamento (IDE e SATA) e i controller, per cui il sistema operativo nota solo un miglioramento prestazionale, con velocità di trasferimento costante per tutti i blocchi dell’unità (senza distinzione tra accesso sequenziale e casuale) e assenza di frammentazione dei dati.

Consultando i datasheet dei produttori di SSD saltano subito all’occhio le differenze tra i vari modelli, in termini di capacità massima e velocità nelle operazioni di scrittura. In particolare si possono notare dimensioni inferiori per le unità più veloci (più costose) e dimensioni maggiori per quelle più lente (più economiche).

Il motivo è da ricercare nella differente tecnologia impiegata per la produzione delle memorie flash: SLC (Single Level Cell) e MLC (Multi Level Cell).

Le singole celle di memoria sono costituite da transistor a gate flottante di tipo NAND, ma mentre le SLC possono immagazzinare un solo bit (0 o 1), cioè un solo livello di carica, le MLC sono in grado di immagazzinare più livelli per singola cella (per esempio, una MLC a 4 livelli può memorizzare le coppie di bit 00, 01, 10 e 11).

Questo implica una capacità di archiviazione maggiore, a parità di celle, rispetto alle SLC, e un costo per bit inferiore ma, come vedremo, una velocità minore durante il processo di scrittura.

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