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La vita online oltre la morte

(ANSA) – VITERBO, 25 GEN – Due ragazzi della provincia di Viterbo morti in due distinti incidenti stradali continuano a ‘vivere’ nel web. Collegandosi ai link si puo’ dialogare con loro. Arianna e Andrea raccontano la loro vita, rispondono alle domande, mostrano filmati e fotografie. Arianna, tutte le sere, riceve i saluti dei suoi parenti. [...]

(ANSA) – VITERBO, 25 GEN – Due ragazzi della provincia di Viterbo morti in due distinti incidenti stradali continuano a ‘vivere’ nel web. Collegandosi ai link si puo’ dialogare con loro. Arianna e Andrea raccontano la loro vita, rispondono alle domande, mostrano filmati e fotografie. Arianna, tutte le sere, riceve i saluti dei suoi parenti. A realizzare e tenere costantemente aggiornati i due siti sono il padre della ragazza e gli amici di Andrea.

La frammentazione delle nostre vite tra la dimensione reale e la dimensione virtuale (online) rende possibili cose come questa. Non interessa approfondire nel merito, non interessa verificare la veridicità dei dettagli del lancio dell’ANSA. Quel che interessa, in queste circostanze, è riflettere sul fatto che una cosa del genere possa essere.

La domanda da porsi diviene direttamente la seguente: è giusto appropriarsi della vita virtuale altrui, ancor più se di un defunto? Appropriarsi di una vita altrui non significa in qualche modo appropriarsi dell’identità stessa altrui?

Gli eventi tragici sono momenti particolari e chi li vive merita rispetto, tolleranza e comprensione. Questa riflessione vuole astrarre la situazione per stuzzicare una riflessione generale, totalmente avulsa dal caso specifico: in che misura la morte può incidere sulle nostre vite virtuali? Il distacco dalla vita terrena come va rapportato alla “disconnessione” definitiva?

Se vuoi aggiornamenti su La vita online oltre la morte inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Se non si prende il posto dei defunti, ma si fa una pagina omaggio dove parenti e amici possano lasciare un pensiero, penso che sia una cosa ottima.

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Gabbianone94

    Quoto Mattia.

  • Enzo R.

    Con non poca presunzione, mi avventuro ad un pallido commento dei ponderosi quesiti sollevati da Giacomo.
    La perdita di un congiunto genera le più svariate reazioni che accompagnano l’uomo fin dalla sua prima comparsa sulla terra. Se poi il congiunto è un giovane o una giovane le situazioni diventano specifiche e generano una miriade di frangenti che apprendiamo o dalla cronaca o per diretta conoscenza del caso. Il fattore comune che collega tali situazioni è la volontà che si oppone ad una realtà drammaticamente impietosa, volontà che, nei modi più vari, tenta di conferire continuità ad una vita interrotta. È assai frequente che questi tentativi si esprimano non tanto in una sottrazione di identità, e tantomeno di vita, ma piuttosto nell?istintiva occupazione di un vuoto, fisico ed esistenziale, che diventa inaccettabile e, quindi, deve essere eliminato a tutti i costi. Accade persino agli animali: non si contano i casi di cani che per anni vanno ad attendere, muniti di un orologio biologico di straordinaria precisione, il padrone che non ritorna, non importa se il luogo è una fermata di bus o altro. Non sapremo mai se vanno mossi da una speranza o se vanno con certezze che, seppur deluse, nulla può cancellare.
    ?Il distacco dalla vita terrena come va rapportato alla ?disconnessione? definitiva?? Qui il confine tra reale e virtuale si sfuma fino a perdersi. A mio sommesso parere, subentrano fatti esistenziali che trascendono la realtà. Se si è atei, o comunque non si crede in una vita ulteriore, il distacco è tangibilmente reale, visibile e verificabile. Il richiamo alla famosa scena che apre ? Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman è immediato: l’orologio stradale non ha più le sfere, quindi non è in grado di segnare alcuna ora, poiché a causa della morte anche il tempo non solo si è fermato, ma non esiste più.
    Se, al contrario, si crede in una continuità, forzatamente diversa e certamente superiore, il distacco dalla vita terrena è identificato come un passaggio: se vi è disconnessione, essa riguarda aspetti che assumono dimensioni incommensurabilmente piccole rispetto ad un futuro diverso e superiore, in ogni caso, fuori dalla nostra inventiva.

  • giorgio

    Quoto Mattia.

  • MAMMA

    Nessuno si è appropriato della vita altrui o dell’identità altrui. La vita online del ragazzo è solo un modo per ricordrlo per averlo ancora,fra noi che siamoi genitori gli amici ,per chi lo conosceva e vuole conoscerlo,chi lo non lo vuole fare non lo fa e non non polemizza rispetta la persona che non c’è più e il ricordo di chi lo vorrebbe ancora in vita visto che questa vita lo ha tradito e non le ha ancora dato giustizia dopo 2 anni dalla sua morte ebbene si sono due anni che lotto con tutte le mie forze per capire come è morto mio figlio ma la giustizia a viterbo è molto lunga lunghissssssima per procedere e darmi una risposta egregio signor G.D.NON CREDE SIA PIù AVULSO QUESTO SU QUESTA TERRA

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Come spiegato nel post: massimo rispetto, totale comprensione. Il ragionamento voleva partire da qui ma astrarre completamente per capire qualcosa di più ampio, di differente.

    Ripeto, massimo rispetto. Conosco da vicino certe situazioni. Molto da vicino. Massimo rispetto.