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Il bilancio dell’esperimento P2P dei Marillion

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Negli anni ottanta, i Marillion erano una delle band più amate e seguite della Gran Bretagna, ma col passare degli anni la loro stella si è appannata. In occasione del lancio del loro nuovo album, il gruppo ha così deciso di adottare una strategia di marketing piuttosto particolare: permetterne lo scaricamento gratuito tramite il sito specializzato Music Glue.

A distanza di qualche mese, il tastierista Mark Kelly ha tracciato il bilancio dell’iniziativa, e lo ha fatto in tutta onestà, sottolineando i vantaggi dell’operazione ma evidenziando anche i lati negativi.

Secondo quanto afferma Kelly, l’idea si è rivelata molto proficua sotto il profilo pubblicitario ed è servita per trainare non tanto la distribuzione “normale” dell’album (uscito a fine ottobre nel canonico formato CD senza molto successo) ma soprattutto il tour promozionale che ne è seguito, rivelatosi molto redditizio sia in termini di biglietti venduti che di merchandising.

Ma non tutto è andato come previsto: Music Glue permette solo lo scaricamento di file Windows Media Audio, formato non esattamente “per audiofili” e soprattutto non supportato da molti lettori portatili quali l’iPod, tanto per fare un esempio. Questa limitazione ha interdetto ai Marillion un vastissimo gruppo di utenti potenziali, i quali, a parere di Kelly, si sono in qualche modo rifatti scaricando l’album attraverso i circuiti P2P tradizionali, in formato FLAC o MP3.

Tutto ciò ha scombinato i piani del gruppo, che era sì disposto a concedere il download gratuito della loro opera, ma in una formula che potremmo definire adware: scaricando i brani da Music Glue, si vedeva comparire un pop-up che invitava l’utente a fornire il proprio indirizzo email, per poter così ricevere messaggi pubblicitari da parte della band. La creazione di una mailing list di fan era l’obiettivo principale del Marillion, e ovviamente ogni scaricamento effettuato in modo “illegale” ha significato un nome e un indirizzo email in meno nella loro banca dati.

Se l’atteggiamento di Kelly nei confronti del fenomeno del file sharing è sostanzialmente negativo (o meglio, di passiva rassegnazione), le sue parole ribadiscono un concetto che dovrebbe essere ormai chiaro a chiunque faccia musica: il P2P non è affatto nemico degli artisti; al contrario, può essere un potentissimo strumento pubblicitario.

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