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Il sequenziamento del DNA si spiega con BitTorrent

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È talmente tanto famoso che il protocollo BitTorrent è ormai materia di studio anche per gli studenti dell’Università di Toronto. Niente di strano se non fosse per il corso frequentato dagli allievi del professor John Stinchombe, ovvero “Organisms in their Environment” (che in italiano suona più o meno come “Organismi nel proprio ambiente”) all’interno del programma di studi della facoltà di Biologia dell’ateneo canadese.

La popolarità acquisita da BitTorrent nel corso degli anni, ha suggerito al professor Stinchombe la possibilità di utilizzarlo come esempio nell’analogia che lo paragona al sequenziamento del DNA. Infatti, secondo il docente, chiunque si sia avvicinato anche una sola volta ad un client P2P non ha potuto fare a meno di analizzare il modello, per molti versi (anche se in maniera estremamente semplicistica) simile a quella del famoso protocollo per il file sharing.

Come funziona BitTorrent? Semplice.

Qualsiasi file distribuito con questo protocollo viene spezzettato in piccoli frammenti che vengono ricomposti, una volta completato il trasferimento, sul computer di destinazione secondo le informazioni contenute nel file torrent codificate mediante un algoritmo di hashing. La corretta successione di tutti i segmenti determina quindi il corretto funzionamento del file, il quale altrimenti sarebbe inutilizzabile.

Per il sequenziamento del DNA il procedimento è analogo. Attraverso gli enzimi, i nucleotidi (ovvero i mattoncini che costituiscono l’acido desossiribonucleico) si legano secondo una successione ordinata, costituendo lo stampo per le sequenze successive. A partire dal sequenziamento, è quindi possibile lo studio del genoma umano e di conseguenza quello delle malattie ereditarie e delle relative cure.

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