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Perchè l’Enciclopedia Britannica non deve temere Wikipedia

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L’Enciclopedia Britannica, nella persona del suo presidente Jorge Cauz, torna ad attaccare Wikipedia. Lo fa nell’occasione del lancio della nuova versione online della storica enciclopedia del Regno Unito. Una versione che accetterà contributi dagli utenti, ma che li sottoporrà al vaglio di una commissione di esperti prima di pubblicarli.

Il sito dell’Enciclopedia Britannica raccoglie 1,5 milioni di visitatori mensili, quello di Wikipedia 6 milioni e la cosa non va giù a mr. Cauz che si lamenta di come Google fomenti questa supremazia (ignorando che semmai è il contrario) e vantando un primato scientifico che non è molto reale (sappiamo che non ci sono molti più errori su Wikipedia di quanti ce ne siano sulla Britannica) ma che nessuno mette in dubbio.

Quello che mr. Cauz non capisce è che la sua enciclopedia non corre rischi e non è in concorrenza diretta con Wikipedia. Basta solo capirlo e strutturare il business intorno alla nuova forma che ha preso il mercato.

Ciò che accade qui non è molto diverso da ciò che avviene nella musica e nel cinema. Il servizio di ricerca di informazione una volta a pagamento è diventato ora gratuito e funziona bene lo stesso. Funziona almeno a livello immediato, che poi nel 90% dei casi corrisponde alle esigenze di chi cerca informazioni online.

Su Wikipedia si guardano spesso anni di nascita, spelling delle parole o piccoli dati. Nella maggior parte dei casi si sosta pochissimo sulle pagine e per informazioni non troppo complicate (trame di film, parentele, significati delle parole ecc. ecc.). Benchè Wikipedia sia in grado di andare anche a fondo con definizioni ed esplorazioni dei significati, non è questa la sua funzione primaria. E in quell’ambito la Britannica può riprendere terreno, lì ha un’aura sicuramente migliore del wiki.

In tutti i settori della cultura di massa (che sia cinema, che sia musica, che sia Wikipedia) si vanno strutturando sempre di più due tipologie di fruizione parallele: una rapida, anzi rapidissima, che è necessariamente gratuita, immediata e superficiale (l’ascolto al volo di un brano come controllare la posizione di uno staterello africano rispetto al resto del continente) e una più approfondita, durevole, fatta anche di un certo piacere per la fruizione stessa e per la quale si è disposti a pagare (le vendite dei DVD non calano e quelle dei vinili aumentano).

L’Enciclopedia Britannica appartiene al secondo tipo di fruizione e benchè faccia bene ad essere presente online e ad aprirsi agli utenti (arroccarsi totalmente è inutile), lo stesso non dovrebbe attaccare così i rivali e non dovrebbe temere le maggiori visite a Wikipedia perchè se gestisce bene il suo business avrà sempre il monopolio sull’informazione approfondita.

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