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Google: con M-Lab contro la limitazione di banda

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Per il mondo del P2P la limitazione di banda sta diventando uno dei problemi più seri. Infatti, aumenta di giorno in giorno il numero dei provider che aggiungono nei loro contratti clausole per quanto riguarda il traffico dedicato al file sharing, spesso anche con poca chiarezza nei confronti dei propri ignari clienti.

A difendere la causa del peer to peer questa volta c’è Google, sicuramente uno “strano compagno di letto” per il mondo BitTorrent, volendo dirla alla maniera di Shakespeare.

La trasparenza è sempre stata essenziale per il successo di Internet, tutti sono d’accordo sul fatto che gli utenti della rete meritino di essere ben informati su ciò che gli spetta quando scelgono una connessione a banda larga.

Così Google ha presentato il progetto Measurement Lab (M-Lab), creato in collaborazione con l’Open Technology Institute della New America Foundation e il Planet Lab Consortium che servirà ai netizen per determinare se il proprio provider blocca o limita in qualche modo il proprio traffico BitTorrent.

In M-Lab saranno messi a disposizione diversi tool, tra cui Glasnost, creato dal Max Planck Institute for Software Systems, il quale permette di simulare uno scambio di dati attraverso il proprio browser per poi confrontarlo con lo stesso trasferimento tramite il protocollo TCP, individuando così eventuali discriminazioni di traffico da parte del proprio ISP.

Il Network Path and Application Diagnosis del Pittsburgh Supercomputing Center e il Network Diagnostic Tool sviluppato dal consorzio Internet 2 assisteranno invece gli utenti nell’analisi della connettività a partire dall’ultimo miglio fino alla diagnosi completa delle configurazioni del sistema e dell’infrastruttura a cui è legata la propria connessione.

Si uniranno alla famiglia dei tool di M-Lab anche NANO, un client che farà da tramite tra i netizen e M-Lab, inviando i dati relativi alla propria connessione e restituendo agli utenti i relati resoconti, fungendo anche da database per le statistiche relative alle attività svolte online, e DiffProbe, ancora in fase di sviluppo nel College of Computing della Georgia Tech, che permetterà di catalogare tutti i protocolli bloccati o rallentati dagli ISP.

Le ricerche, che si svolgeranno con l’ausilio di ben 36 server distribuiti in 12 località tra Stati Uniti ed Europa, saranno poi resi noti per aiutare il lavoro dei ricercatori, creando una vera e propria base per chiunque sia interessato a contribuire, partendo dai semplici netizen fino alle istituzioni e alle aziende.

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