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Il canale YouTube della Chiesa 2.0, tra “propaganda” e marketing

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Dopo le iniziative di alcuni ministri (per es. Mariastella Gelmini), ormai anche il Vaticano è ufficialmente presente su YouTube con un canale ad hoc.

Se ci sembra abbastanza improprio, nel caso del Vaticano, parlare di “marketing”, dovremmo recuperare il gerundivo latino “propaganda“, che nell’espressione “De propaganda fide” stava a indicare una congregazione il cui scopo era la “diffusione della fede”.

Anche nell’ambito delle “terre telematiche” i pionieri della comunicazione sono stati i Gesuiti: se nel XVI secolo furono i primi ad arrivare in Cina con Matteo Ricci, nel luglio 2007 sulla rivista “Civiltà cattolica” avevano già sollevato il problema dell’azione missionaria in mondi virtuali come quello di Second Life.

L’iniziativa del canale vaticano su YouTube è di natura in parte diversa, ma può essere indagata anche attraverso le lenti del marketing, se si considera il grande risalto che, attraverso la pagina del canale, viene dato a Radio Vaticana, al Centro Televisivo Vaticano e a due altri siti ufficiali: probabilmente l’auspicio è quello di intercettare gli utenti della “generazione digitale” e di renderli consapevoli di un’ampia offerta di strumenti comunicativi.

C’è un altro aspetto da considerare in termini di marketing: al momento, i video che ho potuto vedere, tra quelli presenti su Vaticanit, non hanno neppure un commento. Immagino che ci sia e ci sarà, per operazioni di questo genere, un bel problema di filtri… Un’operazione forte di propaganda non può lasciarsi accompagnare da commenti come quelli che troviamo, ad esempio, sotto i video della Gelmini.

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