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WiMax, un anno dopo. Poche luci e tanti dubbi per il futuro

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11 mesi fa si concluse l’asta per l’Assegnazione delle licenze per l’uso del WiMax, una tecnologia wireless tanto desiderata soprattutto da chi abita nelle zone digital divise, ma molto discussa, viste le tantissime polemiche che sono nate ai margini dell’asta.

11 mesi sono passati con tanti proclami, tante promesse ma di fatto con pochi fatti reali. Certo la grave crisi economica mondiale non aiuta, ma i dubbi sul futuro del WiMax sono davvero forti.

Ad un anno dall’assegnazione delle licenze la situazione è dunque la seguente.

Linkem e Aria due dei maggiori provider che si sono aggiudicati le licenze nazionali sono partiti da poco ma con reti davvero piccole, che coprono per lo più pochi comuni (e spesso solo parzialmente). Abbiamo poi alcune realtà regionali come Freemax che hanno da poco inaugurato il loro servizio, ma anche loro si limitano a coprire una porzione di territorio limitata.

Gli altri assegnatari delle licenze al momento annunciando accordi, futuri servizi, ma di fatto di concreto non si vede ancora nulla.

Di contro abbiamo una crisi economica, che limita gli investimenti e la voglia degli utenti di spendere i soldi in nuovi abbonamenti.

Abbiamo poi una forte evoluzione dei servizi 3G della telefonia mobile che offrono sul territorio collegamenti a banda larga con velocità molto interessanti e una penetrazione sul territorio rilevante.

Abbiamo ancora provider che offrono collegamenti “Pre WiMax” con la tecnologia Hiperlan che di fatto fanno già quello che il WiMax dovrebbe fare e tra questi non possiamo non citare Eolo di NGI che con oltre 20.000 abbonati e una presenza quasi totale nel nord Italia è da considerare la rete wireless più estesa e performante del nostro Paese.

Insomma molti ostacoli, tra cui anche la giovinezza di una tecnologia che non facilita certo la sua rapida espansione.

Molte ombre e molti problemi, e non possiamo non ammettere che per il WiMax sognavamo una situazione ben diversa.

Speriamo in una rapida evoluzione e risoluzione della situazione ma gli utenti stanno oramai comprendendo che dal WiMax non possiamo più aspettarci miracoli.

Dobbiamo poi anche riprendere in mano il bando di concorso dell’asta perché alla voce “obblighi” (articolo 9), richiedeva ai vincitori un obbligo di copertura minima da espletare in 30 mesi, dunque alla data attuale entro meno di due anni.

L’obbligo è molto insidioso perché prevede che il provider implementi una rete minima in ogni zona di sua pertinenza. Ce la faranno dunque i provider a coprire in meno di due anni tutte le zone d’Italia? Saremo qui a scoprirlo con voi.

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