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La politica italiana si schiera contro Facebook

La politica italiana si compatta contro Facebook: i gruppi con manifesta apologia di reato dovranno essere fermati e, se la cosa non verrà portata a compimento, gli ISP dovranno pagarne le conseguenze. Prende forma una sorta di censura di stato

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Poche righe, annacquate all’interno di un discorso più generale relativo al cosiddetto “pacchetto sicurezza” (ddl 773) racchiudono il senso di quel che è stata una votazione approvata in Senato che ha trasformato un Decreto Legge in una norma che va a regolamentare il mondo di Facebook nello specifico e dell’intera Rete per logica conseguenza:

«Con amarezza e profondo rammarico, il sen. D’Alia (UDC-SVP-Aut) ha dichiarato voto contrario al provvedimento che, pur apprezzabile in molte parti, è frutto di un modo caotico di legiferare ispirato spesso a finalità propagandistiche […]. Se convicono le misure di contrasto alla criminalità mafiosa, di inasprimento del regime di cui all’articolo 41-bis dell’Ordinamento penitenziario, di prevenzione nei riguardi dell’associazionismo contiguo al terrorismo e di contrasto all’uso distorto e criminogeno di alcuni social network su internet, forte contrarietà suscitano invece […]».

L’emendamento al centro dell’attenzione è il 50.0.100, relativo all’art. 50: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Quattro i punti costituenti l’emendamento:

  • Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine;
  • Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma;
  • I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento;
  • Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche;
  • Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda.

Sebbene la terminologia adoperata ed il senso stesso dell’emendamento non siano troppo chiari, saranno le dichiarazioni successive ad offrire un quadro più preciso della situazione, riferendo inoltre l’intervento ad un sito specifico: «In questo modo diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network “Facebook”, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio. Non possiamo accettare su internet ciò che combattiamo nella realtà: ora sta a Facebook adeguarsi e dimostrare di non essere una giungla virtuale senza regole nè rispetto». Il mirino è puntato contro Facebook, ma è con tutta evidenza l’intera Rete ad essere coinvolta. Forum, blog, newsgroup e social network, per la legge pari sono e con un emendamento vengono tutti messi sotto la responsabilità censoria degli ISP. Maggiori riflessioni qui.

Che il clima non fosse particolarmente favorevole nei confronti del social network, nonostante il recente compleanno, lo si era capito fin da quando poche ore prima una simile proposta era stata avanzata da Barbara Saltamartini (PDL) e Marianna Madia (PD): «Dopo quelli inneggianti alla mafia e agli stupri di gruppo, aumentano i sostenitori organizzati del razzismo e della xenofobia. Alcuni hanno come pretesto gravi e recenti fatti di cronaca, come quelli di Guidonia e Nettuno. Su quest’ultimo episodio il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha parlato di “violenza razzista e teppismo criminale”, esprimendo preoccupazione perché tra i giovani vi é un “senso di disprezzo per la vita umana e della dignità delle persone più deboli”. Eppure su Facebook continuano a crescere gruppi che lanciano invettive e incitano a compiere atti violenti contro gli stranieri, spesso corredati da simboli nazi-fascisti […] Chiediamo, inoltre, che il Governo si attivi con la società proprietaria di Facebook per una maggiore vigilanza e attività di prevenzione. Facebook è uno strumento troppo ampio, popolare ed esposto per permettere che vi siano contenuti così incivili e vergognosi».

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