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Google Italia: non si limiti la libertà della Rete

Google Italia interviene nel dibattito politico rilanciato dal Pacchetto Sicurezza al vaglio in Senato. Con un post firmato da Marco Pancini il gruppo chiede maggiore attenzione sul tema, differenziazione di responsabilità e, soprattutto, più libertà

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Mai come in questo periodo Google è stato politicamente attivo, anche e forse soprattutto in Italia. Le minacce provenienti dalla politica e dal suo incauto approccio alla materia del Web hanno infatti consigliato un’entrata in campo diretta, senza mediazioni, lanciando per voce di Marco Pancini interventi pensati per sollevare questioni, suggerire direzioni, bocciare le soluzioni intraprese.

L’ultimo intervento di Google Italia riguarda (anche e non solo) il famigerato art.50, quello con cui il Senato ha emendato il pacchetto sicurezza introducendo una norma appositamente pensata per punire l’apologia di reato sul Web. «Che differenza c’è fra un quotidiano, un programma televisivo ed un sito Internet? Chi legge questo blog probabilmente ha ben chiara la risposta, eppure il dibattito intorno ai recenti progetti di legge che impattano la Rete sembra mettere in discussione le nostre convinzioni. Il tema ruota intorno al rapporto fra responsabilità e libertà di espressione».

«Quando compro un giornale, so in linea di principio che l’articolo che sto per leggere è stato scritto da un giornalista, approvato da un altro giornalista e scelto per la pubblicazione, allo stesso modo quando guardo la televisione i programmi sono il frutto di una scelta editoriale del canale. Su Internet non è sempre così semplice, lo scenario è diverso, questo non vuol dire che chi scrive qualcosa non sia responsabile delle sue affermazioni, tutto il contrario! Le leggi in vigore sono chiarissime su questo punto: chi produce un contenuto ne risponde completamente. Esistono comunque tutta una serie di figure come il blogger non professionista, chi fornisce la connessione, chi mette a disposizione una piattaforma telematica per ospitare i contenuti forniti dagli utenti, che non fanno lo stesso mestiere di chi gestisce la comunicazione sui media tradizionali. Ecco perché per questi soggetti andrebbero discusse regole diverse (non più o meno severe, ma diverse)».

Continua ancora il comunicato: «Non c’è dubbio che per chi non è un nativo digitale non è semplice comprendere immediatamente le dinamiche delle nuove tecnologie. Ma per questo è importante il dialogo fra Istituzioni, industria e società civile. Così ad esempio sui temi della pirateria digitale abbiamo dato la nostra disponibilità ad essere sentiti, e così hanno fatto altri importanti soggetti importanti come i consumatori. Un ulteriore esempio di questa tendenza o mancanza di dialogo fra il mondo della politica e quello della Rete è un articolo del decreto sicurezza in cui si prevede il filtraggio di tutti i siti internet (da Facebook all’ultimo Blog di giardinaggio) se ci sono concreti elementi che consentano di ritenere che qualcuno stia per compiere attività di apologia o di istigazione al reato in via telematica sulla rete Internet. Tutto questo non serve a combattere il crimine, perché basta segnalare un’attività illecita a qualunque Internet service provider perché questi la possa rimuovere: è già previsto dalla legge e dai contratti di tutti coloro che forniscono servizi online».

In conclusione, e qui sta il vero nocciolo del messaggio: «Questo serve a controllare la Rete e in quanto tale è pericoloso per la nostra libertà». Firmato: Marco Pancini, European Policy Counsel.

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