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l’Italia e quel “mostro” di internet

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Leggendo qua e là sul Web, mi sono imbattuto su un articolo pubblicato qualche tempo fa da il “Giornale” riguardante lo sviluppo della larga banda e i servizi ad esso collegati.

Scorrendo le righe, ho notato un differente approccio rispetto al tipico atteggiamento nei confronti di reti di interconnessioni, di ADSL, di tutto quanto appartenga al mondo Internet e non ho potuto far a meno di coglierne la provocazione, insita al proprio interno, e ribaltarla, forse, negli enunciati.

L’articolo illustra un andamento del mercato Internet in Italia, in controtendenza con il resto d’Europa e le cifre effettivamente sembrano implacabili. Mentre in Europa la diffusione ADSL cresce costantemente e si rafforza in gran parte del continente, l’Italia non solo non cresce, ma addirittura sembra regredire nei numeri, quasi come se avendo saggiato le potenzialità del settore si sia pensato che non fosse poi cosa tanto speciale.

In percentuale si passa dal 54% come media Europea, fino ad arrivare al 86% del mercato Olandese, più prolifico e capillarmente distribuito.

In quest’ottica l’Italia, fino ad un anno fa, poteva vantare un 43% di famiglie connesse a banda larga, scendendo proprio nel 2008 sulla soglia del 42% (addirittura tenendosi dietro solo Bulgaria, Romania e Grecia).

Possibili cause?
Beh, c’è chi dice che l’Olanda, alta poco più di un metro sul livello del mare sia avvantaggiata dalla morfologia del proprio territorio (vai su con due pali, passi un filo e il gioco è fatto!), mentre invece in Italia bisogna fare i conti con Alpi e Appennini, promontori vari e valichi… invalicabili.

Non so, mi sembra un po’ una forzatura, ma scavando poi negli studi di settore, vengono alla luce ben altre malattie del nostro paese. Si parla di abuso del servizio ad esempio. Internet sarebbe uno strumento troppo selvaggio e de-regolarizzato in cui libertà e autodeterminazione procurano più danni che benefici; basti pensare alle ore perse davanti al PC a navigare piuttosto che a fare i compiti dei nostri ragazzi. Addirittura sembra che larga banda e social-network, procurino pesanti cali di efficienza e di redditività distraendo il personale dalle sue più importanti mansioni, parere di aziende e affini…

Da questo punto di vista è quasi un bene che l’Italia risulti ultima in Europa eppure…

Proprio il parlamento europeo, la massima autorità continentale, continua a stanziare fondi per l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche dei paesi membri. Si punta su digitale e trasmissione via dati, per permettere la velocizzazione dei processi e l’abbattimento delle distanze. Si da peso alla firma elettronica al pari di una sottoscrizione a penna per facilitare la vita dei cittadini nel quotidiano. Si spinge ad home banking, ad IPTV, a servizi online su misura, si punta su convergenza, su innovazione.

Magari sarà anche vero, dati alla mano, che Internet incide sul tempo libero degli italiani e, ahimè, non solo su quello, ma prima di mistificare o crocifiggere una delle più grandi realtà del nostro secolo potremmo almeno cercare di imparare dai nostri errori, di correggere lì dove si è sbagliato.

A che servono le scuole, a cosa servono i genitori allora? In balia di un mondo che non si conosce chiunque potrebbe arrivare a perdersi; funziona con Internet così come capita, del resto, con televisione e videogames.

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