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Il senatore D’Alia risponde a Grillo e Di Pietro

Grillo alza i toni: "Il senatore D'Alia dell'UDC vuole oscurare la Rete". Di Pietro gli fa eco parlando dell'art. 50: "Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete". D'Alia ha ora risposto tramite l'UDC

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Dopo il famigerato art. 50, il senatore Gianpiero D’Alia è al centro del dibattito della Rete, preso di mira da gran parte degli esperti del settore per l’evidente gravità dell’emendamento proposto ed approvato. Nelle ultime ore il dibattito ha assunto toni ancor più accesi. Ma occorre ripercorrere le tappe una ad una, partendo da un video proposto dal team di Beppe Grillo nel quale (nonostante l’audio sostanzialmente scarso) è possibile ascoltare il senatore esporre il proprio teorema accusatorio contro la Rete:

L’accusa di Beppe Grillo al senatore è diretta: « Il senatore D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. […] Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi. Marco Pancini di Google ha dichiarato: “No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione”. L’Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno. Lo Stato è nostro e noi ce lo riprenderemo».

Rincara quindi l’on. Di Pietro: «Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo. Un emendamento antidemocratico e incostituzionale che cancellerà l’informazione in internet in un soffio equiparando l’Italia alle uniche due nazioni al mondo che hanno queste restrizioni: Cina e Birmania. L’emendamento sotto il pretesto di chiudere le porte a siti come You Tube e Facebook in cui sparuti gruppi di fanatici “inneggiano” a Raffaele Cutolo e Salvatore Riina, nasconde ben altri obiettivi. Quello di oscurare l’ultimo tassello dell’informazione, internet, che sfugge al controllo di Silvio Berlusconi monopolista dell’informazione privata e di Stato». E ancora: «Se l’emendamento D’Alia divenisse legge il mio blog, quello di Marco Travaglio, di Beppe Grillo, di Byoblu, di Daniele Martinelli, di Piero Ricca e di migliaia di altre voci libere della Rete, sarebbero oscurati. Questo è l’effetto, ed il vero obiettivo, di ‘carogna, ed il senatore D’Alia non lo nasconde».

Giunge a questo punto la replica del senatore D’Alia, inviata per mezzo dell’Ufficio Stampa del Gruppo UDC presso il Senato: «”Il giustizialista Di Pietro predica legalità a giorni alterni? Delle due l’una: o non ha letto il mio emendamento, o lo ha letto e vuole auto-denunciarsi per apologia di reato o istigazione a delinquere”. È quanto afferma in una nota, il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia. “Il mio emendamento – spiega l’esponente centrista – ha l’obiettivo di colpire i singoli reati, rafforzando i poteri dell’autorità giudiziaria: solo se vi sono concreti elementi per i quali l’autorità giudiziaria ritiene che qualcuno compia attività illecita su internet, infatti, il ministro dell’Interno può intervenire decretando l’interruzione della sola attività illecita. In ogni caso è sempre previsto il ricorso all’autorità giudiziaria contro i provvedimenti del ministero, che possono essere revocati quando l’attività illecita viene meno. La nostra norma, insomma, non fa chiudere né Facebook, né YouTube, né qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro”».

Mai una legge relativa al mondo del Web aveva sollevato tanto polverone. L’insofferenza per il testo del sen. D’Alia, però, è stata manifesta fin dalla prima ora, fin da quanto è parso evidente il modo in cui il testo prevedeva di intervenire con fare censorio sul Web oscurando siti interi. Prima Google, poi Facebook, hanno bocciato senza mezzi termini l’art. 50. L’articolo sta ora per approdare alla Camera, ove il Parlamento avrà la propria ultima possibilità di porre una pezza ad una legge viziata e pericolosa. Se non, addirittura, incostituzionale.

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  • 13/02/2009 alle 17:55 #144606
    Giacomo Dotta
    Giacomo Dotta
    Amministratore

    Grillo alza i toni: “Il senatore D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete”. Di Pietro gli fa eco parlando dell’art. 50: “Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete”. D’Alia ha ora risposto tramite l’UDC

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    13/02/2009 alle 18:41 #190338

    Manlio
    Membro

    E’ scritto “perdona loro perché non sanno quello che fanno”, ma questi lo sanno benissimo e tutto il loro intento è di limitare al massimo la libertà altrui: posiamo concepire solo come vogliono (posizione del missionario e basta); nascere solo come vogliono (con dolore e senza anestesia); vivere come vogliono (dicendo di si e guardando il Grande Fratello); morire come vogliono (magari in stato vegetativo per 20 anni, con cannule ed elettrodi, senza pensieri o azioni).
    Ma il nostro popolo ha liberamente scelto (sic!) e quindi è giusto così.

    13/02/2009 alle 19:25 #190339

    Loki
    Membro

    Purtroppo quando si afferma giudiziosamente che questo governo sta facendo di tutto per mettere in atto una dittatura,da tutti coloro che effettivamente potrebbero fare qualcosa n’è viene negata l’evidenza.Quando la cosa sarà lampante sarà impossibile reagire senza provocare sofferenze.

    13/02/2009 alle 19:35 #190340

    Oby wan
    Membro

    Perché inneggiare a non pagare le tasse non è apologia di reato?
    Dichiarare Mangano un eroe non è incoraggiamento alla mafia?
    Festeggiare una condanna a 5 anni per favoreggiamento aggravato come una assoluzione, cos’è^?
    allora perché non si oscura da solo, si eclissa?

    13/02/2009 alle 19:55 #190341

    Francesco
    Participant

    In Italia non siamo arrivati a livello zero!! non abbiamo toccato la ?m…?.. siamo proprio sommersi dalla ?m…?..!! stiamo sprofondando? ci sono certi politici che solo perché sanno ?accendere? il computer si possono prendere il gusto di fare leggi che ?rivoluzioneranno? la rete? cioè per filtrare le informazioni che per loro potrebbero essere scomode senza alcuna sentenza, nessun controllo di vera colpevolezza, tutt’oggi una persona che potrebbe essersi sentito offeso dalle frasi scritte da chiunque in rete può essere perseguito ai sensi di legge, non capisco perché fare l’art. 50 .. La verità e che siamo comandati da un mucchio di ladri e mafiosi.. benvenuti in Italia.

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