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Secondo l’ex boss di EMI Norvegia combattere il P2P è inutile

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Per Eirik Johansen (nella foto) è stato per anni alle dipendenze della EMI, prima come talent scout, poi come responsabile della divisione nord-europea dell’etichetta. Al suo fiuto si deve la scoperta di artisti di respiro internazionale, come ad esempio Lene Marlin. In quel periodo si era schierato apertamente contro il file sharing, rilasciando dichiarazioni come questa, del 2004, al quotidiano online nrk.no:

Non ho né il desiderio né il potere di pubblicare dischi privi della protezione anticopia. Ascoltiamo sempre i consumatori, e posso dirvi che negli ultimi cinque mesi in Norvegia la EMI ha venduto 400.000 dischi protetti dalla copia, ottenendo solo 28 reclami. Stiamo parlando di una cosa di nessuna importanza.

Ora però Johansen ha deciso di mettersi in proprio fondando la sua casa discografica, e il suo punto di vista sul P2P sembra essere radicalmente cambiat.

L’intervista con Joakim Thorkildsen di Dagbladet.no gli dà l’occasione per correggere il tiro, smentendo di aver mai paragonato il file sharing al furto e ribadendo di aver dovuto assumere un atteggiamento ostile alla condivisione di materiale audio più per obbedire alla “ragion di stato” che per effettiva convinzione.

Non c’è nessuno che abbia mai vinto una battaglia contro le nuove tecnologie. C’è una buona ragione per cui esiste il copyright, ma la cosa da tener presente è che tutta una generazione sta violando sistematicamente il copyright e tutto ciò che noi possiamo fare è trovare soluzioni migliori.

Qual è quindi la ricetta di Johansen per far collimare gli interessi dei musicisti, dell’industria e degli utenti? I concerti dal vivo, che stanno tornando ad essere un elemento fondamentale per la crescita degli artisti, dopo che per troppi anni si è dato spazio a progetti nati a tavolino e sviluppatisi per lo più in studio.

A suo parere, stiamo vivendo in un periodo simile a quello del punk, in cui chiunque può far sentire la propria voce e dimostrare al mondo ciò di cui è capace. Quella dipinta da Johansen è quindi una situazione in pieno divenire, che sta assumendo i contorni di una autentica rivoluzione. “Non so cosa succederà fra uno o due anni (ha concluso) ma io sono estremamente ottimista”.

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