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Il Senato tutela il proprio marchio sul Web

Il Senato ha emesso una apposita Delibera con la quale viene ufficializzato il copyright sul proprio marchio. Il testo vieta l'uso del marchio stesso e regolamenta con un articolo apposito lo sfruttamento di marchio e contenuti sul Web, link compresi

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Una specifica delibera pubblicata in Gazzetta Ufficiale in data 16 Febbraio indica una serie di regole che vanno a mettere ordine nei diritti di sfruttamento dell’immagine e dei contenuti prodotti dal Senato. L’esame dei vari articoli permette di evincere il copyright imposto sul simbolo stesso del Senato ed i principi con cui si intende regolamentare lo sfruttamento dei contenuti del sito ufficiale. Ed un cenno specifico fa riferimento al Web.

L’articolo 1 esplicita la titolarità del Senato sul proprio marchio («depositato all’Ufficio brevetti e marchi di Roma il 29 aprile 2005») e la volontà di difenderne riproduzioni illecite o truffaldine («Il Senato della Repubblica tutela il proprio marchio da contraffazioni e da alterazioni, intraprendendo tutte le azioni necessarie»). L’articolo 2 descrive il marchio basandosi sulla documentazione allegata, mentre l’articolo 3 regola l’utilizzo del marchio all’interno dell’Amministrazione («Servizi e gli Uffici dell’Amministrazione sono tenuti ad utilizzare il marchio dell’Istituzione su tutti i supporti di “corporate image”»).

L’articolo 4 regola l’uso del marchio da parte di soggetti esterni al Senato. Ed il primo comma pone le basi partendo da una regola generale: l’uso del marchio da parte di soggetti esterni è cosa formalmente vietata. La parte restante dell’articolo indica eccezioni e indicazioni per rendere manifesta l’avvenuta autorizzazione allo sfruttamento.

L’articolo 5 è quello più interessante: «Il link da parte di altri siti al sito del Senato è possibile utilizzando esclusivamente la denominazione SENATO DELLA REPUBBLICA oppure, se lo spazio a disposizione non lo consente, SENATO, purché i siti ospitanti non forniscano contenuti illegali, diffamatori, fraudolenti o comunque lesivi di diritti altrui, contrari alla legge e/o a regolamenti». Ma l’articolo 5 indica anche una regola particolare che vieta formalmente l’uso di link sul marchio del Senato, a meno di esplicita autorizzazione: «L’utilizzo del marchio del Senato come link, così come ogni riproduzione di altre parti del sito su siti altrui, deve essere espressamente autorizzato […] con esclusione dei casi in cui ad attivare i link siano amministrazioni pubbliche».

L’articolo 5 viene completato con un comma che vieta il framing di pagine del sito del Senato e due ulteriori commi che per il loro contenuto sembrano di dubbio rilievo: «la presenza del marchio non rende responsabile il Senato dei contenuti e dei servizi offerti dal sito ospitante» e «Il Senato si riserva di modificare il proprio sito in qualsiasi momento ed a propria discrezione, senza alcun obbligo di informare i siti che hanno attivato i link». In entrambi i casi un comportamento generalmente attento, nonché ligio alla netiquette, non richiede la benché minima regolamentazione.

Gli ultimi due articoli, 6 e 7, sgravano il Senato di ogni responsabilità in caso di uso illecito del marchio ed indicano le responsabilità relative alla vigilanza sull’uso del marchio stesso nella sua complessità.

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