Digital.it
QR code per la pagina originale

Dissezione anatomica del primo Wired Italia

L’attesa era molta, alimentata da lungo tempo in rete e paradossalmente dissoltasi dall’inizio dell’anno. La premiere italiana e cartacea di Wired era attesa da molti addetti ai lavori per capire come si sarebbe reincarnato nella edizione made in Italy il mitico giornale nato nella West Coast americana. Un giornale che per anni è stato un [...]

L’attesa era molta, alimentata da lungo tempo in rete e paradossalmente dissoltasi dall’inizio dell’anno. La premiere italiana e cartacea di Wired era attesa da molti addetti ai lavori per capire come si sarebbe reincarnato nella edizione made in Italy il mitico giornale nato nella West Coast americana. Un giornale che per anni è stato un mito o una Bibbia che dir si voglia. Un mito che nel corso degli anni si è un po’ svaporato per incapacità di rinnovarsi, ma che molti ancora raccolgono e conservano con feticismo nelle decadi buone come fosse un vino d’annata.

Wired

L’operazione Wired era partita da tempo. Dopo la scelta del direttore Riccardo Luna e dopo la selezione di una piccola ma combattiva redazione era stato prodotto un numero zero presentato in giro come prototipo, ma l’attesa era per vedere come sarebbe stato superato il “test edicola”.

Ci voleva un test di pubblico, di critica ed economico dato che Wired ha scelto di scendere in campo in Italia proprio mentre la stampa cartacea di ogni tipo cerca di sopravvivere e, per colmo di sfortuna, proprio all’inizio dell’hannus horribilis dell’economia mondiale e ovviamente italiana.
In ogni caso sembrava strano parlare di una uscita “cartacea” di un giornale storicamente innovativo, mentre essere veramente innovativi oggi vuol dire puntare al digitale.

Ma dopo le attese siamo arrivati al giorno 19 febbraio 2009. Nelle edicole potete trovare Wired-01.89 e da stanotte è attivo Wired.it

Cominciamo la dissezione veloce del secondo. Il sito è ad oggi direttamente figlio del cartaceo. Non potrebbe essere diverso, siamo al giorno del debutto. Nel sito italiano non si vedono quelli che sono la vera ricchezza attuale di Wired.com: i blog tematici, che hanno ereditato in versione digitale l’autorità che era un tempo della rivista cartacea. Il sito è graficamente bello con l’atteso approccio Wired molto curato graficamente, con molte fotografie di ottima qualità, di dimensioni cospicue.

I contenuti sono più o meno quelli del giornale cartaceo, con il problema che il cuore del giornale, gli articoli “forti e importanti” sono belli sia su carta che nel web. Recensioni, piccole marchette, rubriche e affini sono abbastanza noiosi e lasciano il tempo che trovano affogati in mezzo alla pubblicità, anima del commercio, decisamente debordante.

Ma arriviamo finalmente all’edicola. La scelta di uscire di giovedì è stata pensata con intelligenza perché ha permesso di ottenere spesso, fatta piccola indagine al volo nella capitale sabauda, una ottima posizione in edicola, che normalmente è riservata ai magazine generalisti. Potere dell’editore! La vivisezione comincia secondo due ottiche: quella editoriale da modesto addetto ai lavori del mondo dei giornali, e quella del lettore comune, leggermente geek.

Il giornale è, come comunicato di 240 pagine, un bel peso, di cui effettivamente circa 80 sono di pubblicità. La copertina argentata è in stile Wired prima maniera e indubbiamente attira l’attenzione. La grafica è molto curata omogenea con il solco storico del giornale. Foto di qualità, molte, ad effetto. Molta infografica, molte tavole di schemi e diagrammi. Ancora puro stile Wired.

Il primo numero di Wired Italia è un oggetto editoriale ricco e prestigioso, ma temiamo molto costoso ad essere prodotto. Se i successivi numeri saranno su questo ordine di grandezza temiamo per il conto economico della rivista. Tutti i giornali dimagriscono in questo frangente, anche Wired Italia probabilmente dovrà adattarsi a questo contesto nei prossimi fascicoli.

Il giornale potete dividerlo in tre parti: le prime 80 pagine, poi viene il cuore del giornale, altre 80 pagine più o meno, poi le terze 80 pagine. Un lettore che vuole riparmiare sul peso nella cartella o nello zaino potrebbe benissimo buttare la parte uno, tenersi quella centrale da conservare e leggersi la terza parte mentre viaggia im metro.

La prima parte è il classico “atrio” da rivista patinata con una buona metà di pagine di pubblicità, l’editoriale di Luna, leggibile online come anche i pezzi di Paolo Coelho e Al Gore. Quando Wired era culto, e noi eravamo giovani, Wired costava un vero capitale perché in pochi lo importavano, ma valeva sempre la pena di comprarlo perché ogni numero aveva 4-5 articoli di fondo di cui uno era mediamente “storico”. L’obiettivo delle pagine centrali del Wired italico è lo stesso: realizzare 5-6 pezzi monigrafici forti su temi importanti.

L’idea dell’intervista del fisico-scrittore torinese Paolo Giordano a Rita Levi Montalcini è geniale, la foto di copertina è molto Wired con la Montalcini con classe e rughe. Interessante la rassegna di 24 realtà innovative italiane di Silvia Balestra e Luca Sofri e la storia di Massimo Banzi e del suo Arduino.

La terza parte ricca di rubriche e meno intasata di pubblicità si fa leggere, anche se soffre di un temuto “effetto Focus” per ricordare lo stile da melassa della più letta, ma non troppo amata, rivista di divulgazione. Ci sono molte rubriche di personaggi noti e meno noti: la più leggibile e divertente è l’incredibile “Macchine domestiche” in cui un improbabile Matteo Bordone testa elettrodomestici da casa.

Voto finale. Alla rivista 8: è il Wired che ci si aspettava nel bene e nel male. Al sito 5, ma forse per il sito ad oggi è meglio dare un “inclassificato” in attesa di vedere che succede.

Attendiamo curiosi il numero 2 per capire se il giornale risucirà a mantenersi su una qualità del genere. In ogni caso un in bocca al lupo, vista l’aria che tira nell’editoria, e per il coraggio dimostrato.

L’editore può essere contento, il lettore forse è ancora non del tutto soddisfatto e aspetta il secondo numero e i successivi. In mezzo i pubblicitari a cercare di capire…

Se vuoi aggiornamenti su Dissezione anatomica del primo Wired Italia inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.pasteris.it/blog/2009/02/19/dissezione-anatomica-del-primo-wired-italia/ Dissezione anatomica del primo Wired Italia – Vittorio Pasteris

    [...] Via Blog Webnews L?attesa era molta, alimentata da lungo tempo in rete e paradossalmente dissoltasi dall?inizio dell?anno. La premiere italiana e cartacea di Wired era attesa da molti addetti ai lavori per capire come si sarebbe reincarnato nella edizione made in Italy il mitico giornale nato nella West Coast americana. Un giornale che per anni è stato un mito o una Bibbia che dir si voglia. Un mito che nel corso degli anni si è un po? svaporato per incapacità di rinnovarsi, ma che molti ancora raccolgono e conservano con feticismo nelle decadi buone come fosse un vino d?annata. [...]

  • Valerio Mariani

    Caro Vittorio, se dovessi scrivere di impulso, come forse hai fatto tu, partirei subito con i voti, ai tuoi voti:

    voto per il voto sul giornale: 6
    voto per il voto sul sito: 2

    mi dispiace molto leggere un commento del genere che dimostra, probabilmente, una scorsa troppo veloce del sito e fin troppo accurata (e aggiungerei “buonista”) del giornale.

    Non mi permetto di dare un giudizio sul giornale semplicemente perché rispetto il lavoro dei colleghi e del direttore che ho avuto modo di incontrare un paio di volte. A loro dico solo: ottimo lavoro. Al direttore dico: sei molto coraggioso.

    Nonostante le risorse e i tempi limitati, nonostante il momento economico e nonostante la tentazione di prendere un po’ troppo dai numeri scorsi del Wired americano non sia stata vinta, il giornale si fa leggere.

    E non dobbiamo essere noi a giudicarlo, noi che siamo tra i 200 in Italia che compriamo Wired Usa (chiedere a Luna per conferma). Non possiamo essere noi, siamo troppo influenzati. Devono essere quelli che non sanno di tecnologia, non sanno cos’è Wired, non sanno l’inglese.

    Il sito, caro Vittorio, è popolato di un numero importante di recensioni ORIGINALI, oltre a tutto il resto, scritte dal sottoscritto e da altri competentissimi amici come Luca e Roberto (e tutti gli altri). I pezzi, poi, sono stati editati in modo eccellente dalla redazione (che non è quella del cartaceo) in tempi veramente da record per garantire completezza insieme a tempestività.

    Insomma, mi dispiace molto leggere un paragrafo del genere, peccato.

    “I contenuti sono più o meno quelli del giornale cartaceo, con il problema che il cuore del giornale, gli articoli ?forti e importanti? sono belli sia su carta che nel web. Recensioni, piccole marchette, rubriche e affini sono abbastanza noiosi e lasciano il tempo che trovano affogati in mezzo alla pubblicità, anima del commercio, decisamente debordante”.

  • http://www.pasteris.it Vittorio Pasteris

    Caro Valerio
    Accetto come sempre voti e giudizi. E avevo letto con piacere il tuo nome nei realizzatori del sito :-)
    Se le recensioni non sono le stesse del giornale cartaceo e indubbiamente sto sul tuo giudizio, temo che si amalgamino un po’ troppo nel contesto delle sezioni del sito che a modestissimo parere del sottoscritto devono essere un po’ reinventate. Ergo forse il problema e’ la forma e non il contenuto.
    VP

  • Giovanni Speranza

    @Valerio Mariani: “recensioni ORIGINALI”… perché? Volevate copiarli?

    “I pezzi, poi, sono stati editati in modo eccellente dalla redazione (che non è quella del cartaceo) in tempi veramente da record per garantire completezza insieme a tempestività”

    Beh, sarà meglio che si/vi abituano/ate, visto il ritmo del Web di oggi. Se poi sul Web volete approcciarvi con i tempi della carta stampata… ci vedremo tra un mese

  • Gasparro

    Un periodico fantastico! L’ennesimo in cui la grafica “ggiovane” fa sì che le paginate di pubblicità si confondano con gli articoli. E viceversa. Avete avuto il mio euro, ora mai più. Via a gambe levate! Certo l’azione di lobbying con i bloggher trend-setter in Italia è stata notevole e furbastra, complimenti a Luna

  • Valerio Mariani

    Caro Vittorio, grazie per la risposta. Probabilmente il mio “originali” scritto di impeto da chi ha spremuto sangue il mese scorso per far uscire un prodotto dignitoso (per quello che me ne compete) non è stato un aggettivo azzeccato, ma era solo una reazione al tuo “noiosi”. Concordo con te che il lavoro sia appena all’inizio, ma non trovo sbagliata la scelta della dirigenza di attenersi, almeno per ora, alle linee guida del sito americano. E’ certamente vero che queste linee siano state “grassettate” in nome di una maggiore disponibilità verso l’inserzionista ma, anche qui, stiamo facendo un confronto impari. Il sito americano, e in genere l’editoria americana, ha meno bisogno del supporto pubblicitario di quella italiana. Mancano i blog, certo, manca forse una certa semplicità, grafica e di contenuti, tipica dei siti che funzionano perché ai fronzoli contrappongono molta ciccia. Ma, insomma, io ci credo e credo soprattutto nel confronto di alto livello con persone competenti come te. Per quanto riguarda le recensioni, è difficile, molto difficile, e so che questo è un dibattito aperto anche nella redazione del cartaceo. Si rischia di annoiare o di essere superficiali, comunque si agisca. Penso che la recensione perfetta non esista, ciò a cui ambisco è un testo semplice, frizzante, preciso, che incuriosisca ma non soddisfi pienamente il lettore. Ponga dei motivi di discussione sul prodotto ma comunque presenti sempre una novità. Grazie ancora.

  • http://www.soloparolesparse.com/2009/02/wired-italia-quello-che-gli-altri-non-dicono/ Vita di un IO » Blog Archive » Wired Italia, quello che gli altri non dicono

    [...] Visto che c’è chi ha già sezionato nei dettagli il cartaceo del primo Wired Italia, non mi lancerò in ulteriori considerazioni sugli articoli, sulle foto, sulle firme, su tutto quello che è già stato detto altrove. Proviamo invece a dare uno sguardo a quello che di solito meno si nota in un magazine (ma che a volte può fare la differenza). [...]

  • Camillo

    Beh però questo fatto che gran parte del materiale è tradotto a me non piace molto per un semplice motivo: la storia di Banzi e Arduino l’ho letta su Wired.com un mese fa. Ora quando mi arriva il primo numero (ho fatto abbonamento biennale) che faccio, guardo se han tradotto bene?

    Non so, io fatico un po’ a capire fino in fondo il target. Wired.com non è per tutti, non è un Jack o un Focus… qui ho paura che il rischio sia quello e magari funziona pure proprio per quello…

  • Nicolò

    … mi precipito a cercarlo in edicola!

    … ma… uno sforzo in più per il sito lo avrei fatto…
    no, io non parlo di contenuti ma esclusivamente di grafica…
    è uguale ad famoso tema premium di wordpress…