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Nelle scuole l’informatica non è più una priorità

Titolo: 'Come cambia la scuola'. Faq numero 23: l'informatica non è una priorità nella scuola dell'obbligo. Così il sito del Ministero per la Pubblica Istruzione delinea gli orizzonti programmatici che scaturiranno dalla riforma scolastica

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L’informatica non è più una priorità nella scuola dell’obbligo. Nel momento in cui la scure dei tagli si è abbattuta sul sistema scolastico italiano, la prima risorsa apparentemente tagliata via è relativa al mondo dell’informatica, al Web ed a tutto quel che concerne i computer. La verità è tutta in una FAQ scovata da Salvo Intravaia per Repubblica.it.

L’articolo di Intravaia fa riferimento specifico alla FAQ n.23 contenuta all’interno delle pagine del sito del Ministero della Pubblica Istruzione deputate ad illustrare le caratteristiche ed i cambiamenti relativi alla riforma scolastica. Si parla di maestro unico, si parla di compresenze, si parla di orari e si parla di programmazioni. In tutto ciò, però, l’informatica sembra essere al di fuori delle grazie del ministero. Recita espressamente il paragrafo:

«Ho letto che per le classi dalla seconda in poi non cambierà nulla, a scuola invece mi dicono che mio figlio il prossimo anno non avrà le stesse maestre e soprattutto non ci sarà più la possibilità di fare il laboratorio di informatica (è una classe numerosa) a causa dell’abolizione delle compresenze. Chi ha ragione?»
« Le classi successive alla prima nel prossimo anno scolastico avranno confermato l’orario di funzionamento di quest’anno (27 o 30 ore settimanali più eventualmente la mensa). La riduzione delle ore di compresenza comporterà qualche riassetto organizzativo, ma in linea di massima le insegnanti della classe potranno essere confermate. La scuola, nella sua autonomia didattica e organizzativa, potrà organizzare le attività e gli insegnamenti facendo in modo di assicurare la massima funzionalità dei servizi. Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario.»

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