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Fini su YouTube, ma Obama se ne va

Nelle stesse ore in cui il canale YouTube della Camera dei Deputati vede la luce, negli USA la Casa Bianca rinuncia invece a YouTube come provider per i video del sito ufficiale. Dietro la scelta una riflessione in atto circa la policy del servizio

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In una mossa che suona quasi come una beffa, la Casa Bianca ha messo un ulteriore scalino tra sé ed il resto del mondo nella scalata al mondo della tecnologia rinunciando improvvisamente al supporto di YouTube. La beffa, per una singolare coincidenza dei tempi, è nei confronti di Montecitorio, che approda su YouTube nelle stesse ore in cui Barack Obama porta la propria immagine via dal servizio made in Google.

Tutto in poche ore. Da una parte c’è Gianfranco Fini che si “tura il naso” e presenta il canale YouTube della Camera dei Deputati nonostante ovvie ritrosìe palesate dal linguaggio e dagli argomenti utilizzati per la propria introduzione. Dall’altra c’è invece il sito web della Casa Bianca, che improvvisamente vede sparire l’interfaccia tradizionale di YouTube per proporre i filmati su un comune player Akamai che nulla ha a che vedere con il servizio precedentemente adottato.

Nessuna spiegazione ufficiale, al momento, dietro le scelte della Casa Bianca. Sembrano sempre più avvalorate, però, le teorie che vedono la presidenza USA preoccupata per le scelte di YouTube relativamente alla policy del servizio (con particolare riferimento ad alcuni dettagli nella gestione dei cookies), il che avrebbe consigliato i tecnici della Casa Bianca di cambiare aria e di rendere il servizio di offerta video totalmente indipendente dai turbamenti e dalle scelte che una azienda privata come Google intraprende per le proprie offerte.



La scelta di approdare in Rete non può essere affrontata in modo semplicistico. Esserci significa accettare le regole del gioco, significa adottare un certo linguaggio, significa la necessità di prendere coscienza di ciò che si va a fare. Le modalità stesse si fanno significato, ed in questo caso la scelta del provider del servizio è qualcosa che implica considerazioni approfondite. La Casa Bianca gode di una attenuante: essere stata la prima istituzione governativa di un certo rilievo ad aver accettato la sfida. La Camera dei Deputati italiana, per contro, non sembra invece aver fatto tesoro dell’esperienza altrui, ripercorrendone semplicemente il percorso e trovandosi ora ad inaugurare il tutto proprio nelle ore in cui l’illustre predecessore alza i tacchi.

Alla luce di quanto successo appare quantomeno emblematico il video in cui «Il presidente Gianfranco Fini riceve il presidente di Google, Nikesh Arora, in occasione dell’avvio del canale YouTube della Camera dei deputati»:

Un incontro rapido, sviluppatosi su un foglio di carta che riproduce l’interfaccia del canale. Affare fatto. Il percorso italiano inizia di qui e dovrà ora giocoforza transitare per i passaggi intermedi già sperimentati oltreoceano, ove le critiche di CNet, Electronic Frontier Foundation, Center for Democracy and Technology e Center for Digital Democracy hanno spianato la strada alla decisione di rendere libera da ogni vincolo l’esperienza online del Presidente Obama.

Youtube è una scelta viziata? Forse. Sicuramente a poche ore dal taglio dei nastri le istituzioni nostrane avranno un elemento nuovo su cui riflettere, il che non fa che rendere il percorso più utile ed interessante. Perchè probabilmente non è l’essere su YouTube la cosa più importante, quanto più l’esserci con coscienza, criterio e curiosità.

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