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Il Vaticano scrive all’ICANN, occhio alla religione

Il Vaticano ha inviato una lettera al CEO ICANN Paul Twomey per chiedere assoluta attenzione ai possibili domini inerenti tematiche religiose quali .catholic, .islam o .orthodox. L'ICANN ha risposto rinviando ogni decisione sui prossimi TlD di 6 mesi

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Sono in corso in questi giorni gli Stati Generali dell’ICANN: tutti insieme a Città del Messico, per decidere del futuro dei Top Level Domain. Ma, siccome ancora regna sovrana la confusione attorno all’idea di aprire la libera concessione degli stessi, l’ICANN ha semplicemente preso tempo, spostando di sei mesi ogni decisione definitiva in merito. Nel frattempo c’è chi vorrebbe l’immediata apertura di un nuovo TlD (Al Gore ha ufficialmente avanzato la proposta per i .eco) e c’è chi invece intende assicurarsi che l’ICANN si assuma le giuste responsabilità circa specifici domini di primo livello di particolare sensibilità.

Questa la testimonianza diretta di Vittorio Bertola, presente al Public Forum di Città del Messico: «Il vero problema è che ci sono troppi interessi e troppe necessità che vanno a confliggere nello stesso spazio di nomi: ci sono i galiziani, i baschi e i gallesi che vogliono avere .gal, .eus e .cym, ma non hanno una lira o quasi; ci sono decine di danarose start-up che pensano (illusi) di fare i miliardi con .music, .health, .sport e così via; ci sono i cinesi e i coreani che vogliono assolutamente avere il prima possibile .ideogrammaCina e .ideogrammaCorea per permettere ai propri utenti di non dover scrivere gli indirizzi Web in caratteri occidentali; ci sono le grandi aziende che vogliono distinguersi con un bel .google e .ibm. E poi ci sono tutti quelli che già possiedono qualcosa.com e temono la concorrenza di un nuovo .qualcosa, tutti i governi del mondo che temono l’assegnazione di nomi sensibili a entità sgradite (un bel .tibet?), e persino il Vaticano che manda una mail al CEO di ICANN per avvertire di non provarsi nemmeno a creare .catholic».

La lettera proveniente dal Vaticano è in effetti un elemento di riflessione interessante, uno degli elementi che hanno definitivamente suggerito all’ICANN un ulteriore rinvio di ogni decisione. Firmata da Mons. Carlo Maria Polvani, la lettera (pdf) è indirizzata direttamente al presidente ICANN Paul Twomey. La richiesta è semplice ed è rivolta a raccomandare una particolare ed acuta attenzione ai domini concernenti le tematiche religiose (non soltanto relative alla Chiesa di Roma). Mons. Polvani cita nella propria lettera Top Level Domain ipotetici quali .catholic, .anglican, .orthodox, .hindu, .islam; .muslim, .buddhist. Il timore è che possa scatenarsi una guerra di religione anche online, dunque l’ICANN deve ritenersi avvertito: v’è il timore che l’organizzazione possa «direttamente o indirettamente abbandonare la propria neutralità dovendo valutare se un particolare gruppo o una specifica organizzazione sia legittimata a rappresentare una tradizione religiosa».

Rilievo opportuno: l’ICANN deve porsi certi interrogativi prima di fare il passo definitivo, perché poi potrebbe essere difficile tornare sui propri passi: ogni decisione, o anche solo ogni esitazione, potrebbe essere considerato come una valutazione di merito scatenando diatribe gratuite di difficile risoluzione. Commenta Vittorio Bertola: «Come ne esce ICANN? Beh, se prima o poi si deciderà a fare qualcosa, l’approccio che stanno difendendo con le unghie e con i denti è quello di chiedere a qualsiasi potenziale applicante di pagare una tassa di iscrizione di 185.000 dollari prima ancora di poter dire qualcosa: in questo modo gli unici a poter fare domanda saranno le start-up in competizione con .com, le grandi multinazionali che vogliono difendere il proprio nome, e al massimo qualche governo asiatico, russofono o arabo. Tutti gli altri – le comunità linguistiche, le entità no profit, gli sforzi comunitari – possono accomodarsi da un’altra parte; […] La questione è oggettivamente difficilissima, e diventa sempre più difficile man mano che si va avanti […]. Infatti, ICANN continua a rinviare i tempi di tutto il processo e ormai alcuni cominciano a dubitare che si arriverà mai a un qualsiasi risultato».

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