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Quattro anni di carcere per 250mila PC infetti

Aveva partecipato alla creazione di un network di botnet e dovrà ora scontare quattro anni di carcere. Il giovane pirata informatico si era poi ravveduto divenendo un dipendente fidato della startup Mahalo per le ricerche online

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Dovrà scontare quattro anno di carcere un pirata informatico accusato di aver infettato circa 250mila personal computer con del codice malevolo. La notizia è stata riportata online da Jason Calacanis, il fondatore del motore di ricerca Mahalo per il quale lavorava John Schiefer, l’uomo da poco condannato per crimini informatici. L’autore degli attacchi tramite botnet era stato assunto dalla startup, ma all’interno della società pare che inizialmente nessuno fosse al corrente dei trascorsi poco limpidi del nuovo collaboratore.

«Non sapevamo che John fosse coinvolto nell’infezione di 250mila computer con i botnet quando decidemmo di assumerlo. Abbiamo procedure di assunzione molto severe a Mahalo, nelle quali ogni candidato deve passare attraverso una media di cinque – otto colloqui, nei quali almeno tre volte, ma generalmente sono cinque, le referenze vengono controllate. Il nostro CTO, nonché uno dei miei amici di vecchia data, Mark Jeffrey, ha fatto tutto questo con John, che è poi passato con pieno successo» scrive Calacanis sul suo blog, dimostrandosi dispiaciuto per quanto accaduto intorno alla sua società.

Le procedure di assunzione erano severe, ma per stessa ammissione del responsabile di Mahalo, il CTO della startup avrebbe dovuto effettuare un semplice controllo su Google per ottenere qualche informazione in più sul candidato all’assunzione. Dopo alcuni mesi, i responsabili di Mahalo scoprirono la verità sul passato di Schiefer: «Ci siamo confrontati con John e abbiamo scoperto che cosa aveva fatto da giovane, delle molestie che aveva subito da bambino, i suoi problemi legati alla rabbia e di come avesse trovato un poco di pace divenendo un membro del team di Mahalo». Appresa la difficile storia di Schiefer, il fondatore di Mahalo decise di non licenziare il ragazzo, nonostante fosse consapevole che il nuovo assunto potesse prima o poi finire dinanzi una corte di giustizia. Stando a quanto riferito sul blog, il giovane pirata informatico non approfittò mai della sua posizione per nuocere al motore di ricerca della startup.

Per i crimini informatici commessi, John Schiefer fu arrestato una prima volta nel corso del 2007 dalla FBI nell’ambito di un’operazione su scala federale per assicurare alla giustizia i creatori di un ampio network di botnet. A distanza di un paio di anni è ora giunta la sentenza, con una condanna a quattro anni di reclusione per il giovane pirata informatico. Per sua stessa ammissione, utilizzando lo pseudonimo “acidstorm” Schiefer si introdusse illegalmente in alcune centinaia di migliaia di personal computer, trasformandoli in “zombie” e sottraendo anche dati utili per avviare alcune transazioni finanziarie.

John Schiefer inizierà il suo periodo di detenzione il primo giorno di giugno e potrà beneficiare di una riduzione della pena se manterrà una buona condotta in carcere. Ad assistere alla lettura della sentenza in aula c’era anche Calacanis, che sempre sul suo blog ha trovato parole di perdono e di speranza per il suo dipendente da poco condannato: «Spero che il tempo passato come membro produttivo nel team di Mahalo lo aiuti a tenere la testa bassa in prigione. Quando uscirà, spero di potergli offrire un lavoro così che si possa lavorare nuovamente insieme. La vita è breve, facciamo tutti degli errori e sono felice di aver avuto l’opportunità di lavorare con qualcuno che ha bisogno di una guida e di aiuto».

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  • 06/03/2009 alle 14:00 #144847

    Emanuele Menietti
    Participant

    Aveva partecipato alla creazione di un network di botnet e dovrà ora scontare quattro anni di carcere. Il giovane pirata informatico si era poi ravveduto divenendo un dipendente fidato della startup Mahalo per le ricerche online

    Leggi la notizia: Quattro anni di carcere per 250mila PC infetti

    06/03/2009 alle 15:41 #191384

    Apicio
    Membro

    Questi sono geni. Non andrebbero messi in prigioni comuni.

    I crimini informatici di questo tipo non sono omicidi.

    06/03/2009 alle 18:48 #191385

    Sbalky
    Membro

    Concordo: il carcere non serve a niente se non viene abbinato ad un lavoro che gli faccia recuperare monetariamente tutti i danni che ha causato. Il tempo invece è giusto per fare qualche considerazione riguardo le sue prossime azioni.
    Apicio, hai presente quanti sono DUECENTOCINQUANTAMILA computer? Comincia a contare, poi ci sentiamo lunedì per sapere a che punto sei arrivato.

    Perdona il tono ma sono persone come queste che fanno in modo che internet venga percepito da buona parte della comunità come un pericolo, invece che come un’opportunità. Alla faccia del genio.

    07/03/2009 alle 14:36 #191386

    Tauro
    Participant

    Ha ragione Sbalky. Un genio è una persone che ha fatto youtube o facebook… Sono persone che hanno fatto fruttare al massimo il loro lavoro per ottenere un prodotto di qualità.

    07/03/2009 alle 15:27 #191387

    Apicio
    Membro

    @Sbalky: certo. Quello che dico io è che loro sono sprecati in carcere.
    Sono menti superiori, c’è poco da fà.

    Che abbiano sfruttato le loro capacità per fare cose contro la legge o altro, è un altro discorso.

    Dovrebbero essere riabilitate e sfruttate in qualche modo, non rinchiuse.

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